Reddito di cittadinanza, comuni obbligati ad impiegare i percettori. Ma chi paga per le spese annesse?

A 9 mesi dalle prime erogazioni del reddito di cittadinanza, iniziate ad Aprile 2019, ancora si aspetta di passare alla seconda fase del progetto previsto dal decreto che istituisce il fondo anti-povertà. Infatti, dopo la prima fase che era quella dell’emissione dei benefici, i percettori avrebbero dovuto cominciare a svolgere già dallo scorso novembre lavori di pubblica utilità presso le proprie municipalità e su richiesta di queste ultime. Il motivo per cui le municipalità non hanno ancora approfittato di questa apparente opportunità è perché al di là del costo del servizio svolto, che è finanziato interamente dal fondo nazionale di welfare, i costi preventivi di formazione, training e supervisione del personale restano comunque a carico del budget comunale.

Insomma queste risorse umane, pur essendo supportate in maggior parte dallo Stato, non sono affatto a costo zero per i comuni — ed è questo il motivo per cui l’intero progetto potrebbe risultare in un flop. Infatti se nessuno dei percettori del reddito di cittadinanza riuscirà ad essere integrato nel mondo del lavoro, alla fine dei 18 mesi (ossia il prossimo Ottobre circa), il contributo cesserà automaticamente e i suoi percettori si ritroveranno di nuovo nella fascia dei nullafacenti, dei senza-reddito, e dei neat. E così per evitare che avvenga ciò che già starebbe accadendo, i promotori nazionali del progetto hanno recentemente istituito l’obbligo per i comuni di impiegare i percettori del reddito di cittadinanza per i lavori socialmente utili — in altre parole li hanno obbligati a spendere somme del proprio bilancio a questo scopo, malgrado, come si sa, molti bilanci comunali siano già in rosso. Il che è un paradosso — se pensiamo che il fondo anti-povertà è nato per supportare gli enti locali nel loro tentativo di riassorbire la disoccupazione e rilanciare l’economia, alla fine saranno gli enti-locali a supportare di tasca propria il progetto anti-povertà e i suoi propositori nazionali.

Enzo Naso, responsabile CAF Cisl Provincia di Trapani, ha confermato che il decreto non parla affatto chiaro in merito a chi esattamente sia chiamato a supportare i costi di formazione del personale imposta per legge prima di una nuova assunzione. Nell’incertezza, il tempo passa e la disoccupazione no.