Lieve incremento nel trapanese, più netto in Sicilia. Non c’entrano nulla le riaperture

Onestamente ci sembra un po’ una forzatura addebitare l’incremento in Sicilia del tasso di incidenza da 1,7% al 2,78% dell’ultimo bollettino al ritorno in zona gialla e alle riaperture di alcune attività. I dati, infatti, vengono divulgati dalla regione a tarda mattinata e riguardano, in pratica, quelli del giorno precedente, vale a dire di martedì 18 maggio. Sembra quindi strano, se non impossibile, che l’incidenza sia quasi raddoppiata dopo circa 36 ore dal cambio di colorazione. I tamponi, in questo lasso tempo, si possono pure fare ma il virus ha una fase di incubazione che va dai tre a cinque giorni. Quindi ammesso che le riapertura abbiano portato positivi ad entrare in contatto con gente che invece non lo era, appare scientificamente impossibile che già siano venuti fuori, per questo, le nuove positività.

L’incremento, semmai, dimostra altro e cioè che lo’emergenza ancora in Sicilia non è stata completamente superata. La recrudescenza è dietro l’angolo e può essere tenuta a bada dal corretto comportamento dei siciliani e dalla marcia spedita nelle vaccinazioni. L’ultimo bollettino ha purtroppo piazzato la nostra isola al terzo posto, in Italia, tra le regioni come numero di positivi.  Insomma numeri che ancora una volta testimoniano, questo sì, la necessità di non abbassare la guardia.

Le vittime sono state dieci a fronte di un nuovo record di guariti: 1.618. La situazione continua a migliorare negli ospedali siciliani dove i ricoveri sono 840, 54 in meno rispetto a ieri, dei quali 107 in terapia intensiva. In provincia di Trapani in tali reparti è rimasto soltanto un ricoverato mentre in quelli ordinari ce ne sono ancora 39.