Catturato il fuggiasco. Torna al San Giuliano l’albanese esperto di evasioni

Esperto in evasioni dalle carceri ma esperto anche nel farsi ricatturare nel giro di 48 ore. Come già accaduto a Civitavecchia nel 2017, il trentatreeenne albanese Luca Leke è rimasto in fuga per quasi due giorni dopo essere riuscito a scavalcare il muro di cinta di San Giuliano, carcere da dove mai era evaso qualcuno. I carabinieri del nucleo Investigativo e gli agenti del nucleo Investigativo centrale della Polizia penitenziaria lo hanno rintracciato nelle campagne di Ummari. E’ stato bloccato mentre camminava a piedi lungo la ferrovia di via Milo, quella che collega Trapani ad Alcamo Diramazione e che è chiusa al transito dei treni da diversi anni. Alla vista di carabinieri e polizia penitenziaria l’evaso ha tentato una breve fuga tra i campi circostanti, ma è stato immediatamente catturato.

Le attività di ricerca che hanno portato alla cattura di Leke erano state coordinate dalla Procura di Trapani che aveva assunto la direzione delle indagini formando un unico gruppo investigativo formato dai reparti che hanno poi proceduto all’arresto. Sia le aree rurali che quelle cittadine sono state passate al setaccio e battute palmo a palmo. Le indagini adesso proseguono per fare piena luce sull’evento. Pare che alla base dell’evasione di Luca Leke, in carcere per traffico di droga e furti, ci siano il non funzionamento dell’impianto di videosorveglianza, guasto e non riparato per mancanza di fondi, e la carenza di personale. Al momento della fuga, durante l’ora d’aria di cui stava usufruendo il detenuto, in quella zona del carcere di San Giuliano ci sarebbero dovuti essere quattro agenti di polizia penitenziaria, a sorvegliare. Ce ne era, invece, soltanto uno accortosi dell’assenza di Luca Leke al momento in cui i detenuti sono rientrati in cella. A quel punto, intorno alle 15,15 di lunedì scorso, sono scattate le ricerche del malvivente albanese che è stato individuato e catturato dopo poco più di 48 ore. Il trentatreenne sarà adesso trasferito al carcere di Pagliarelli a Palermo