Calvario giudiziario infinito, annullato risarcimento per Bruno Contrada. Tutto da rifare

Una storia giudiziaria infinita di quelle che, per molti tratti, e a ragione, sembrano anche incredibili. La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio l’ordinanza della Corte d’Appello di Palermo che aveva riconosciuto a Bruno Contrada, ex numero due dei SISDE (il servizio segreto civile), un risarcimento, per ingiusta detenzione, di 667.000 euro. L’ex poliziotto ed ex capo della quadra mobile di Palermo, arrestato il 24 dicembre del 1992, venne poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in rimo grado, poi assolto ma nuovamente condannato per il pronunciamento della Cassazione.

Contrada scontò la condanna nel carcere militare di Gaeta dal quale uscì, per fine pena, nel 2012. Le battaglie legali andarono avanti e l’ex poliziotto palermitano incassò a suo favore la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) di Strasburgo, che dichiarò illegittimo il verdetto italiano. In pratica il reato di concorso esterno, all’epoca cui si riferiva, non era ancora contemplato dal codice penale.

Il 6 aprile scorso la Corte d’Appello di Palermo aveva poi stabilito, a favore dell’ex dirigente del Sisde, la somma di 667.000 euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione patita nel procedimento
penale. Adesso altro colpo di scena con la Cassazione che annulla con rinvio la sentenza del risarcimento. “Aspettiamo di leggere le motivazioni per un esame più approfondito, – ha detto l’avvocato di Bruno Contrada, Stefano Giordano – ma è evidente fin da ora che la Corte Suprema non ha dato esecuzione alla sentenza di Strasburgo, secondo cui Contrada non andava né processato e né tantomeno condannato”.

Adesso la palla passa nuovamente alla Corte d’Appello di Palermo ma, comunque vada a finire, probabilmente l’anziano ex poliziotto non vedrà mai un centesimo di quanto gli spetta e per tutta una serie di motivi: la sua età, le sue condizioni di salute e la lunghezza dei tempi processuali. Bruno Contrada, da molti ritenuto una delle più grandi vittime di errori giudiziari, ha infatti 89 anni e chissà se riuscirà mai a vedere la parola ‘fine’ a quella serie infinita di processi che, per lui, hanno rappresentato un doloroso calvario.