Bruno Contrada, per il risarcimento disposto nuovo appello. Cassazione annulla rigetto

La lunga vicenda giudiziaria di Bruno Contrada, funzionario di polizia ed ex numero 2 del SISDE, i servizi segreti, comincia nel 2007 quando per l’uomo arrivò la condanna a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. I fatti però si riferivano a un periodo precedente in cui tale reato non era ancora contemplato dal codice penale. Sentenza di condanna quindi definitiva e poi dichiarata ineseguibile e improduttiva di effetti penali dalla Cassazione nel 2017.  Proprio da qui partì la sequela infinita di ricorsi, risarcimenti, appelli e contr’appelli che adesso hanno portato all’ennesimo colpo di scena.

La terza sezione della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell’avvocato di Contrada, Stefano Giordano, ha annullato con rinvio (quindi con disposizione di un nuovo processo d’appello) l’ordinanza con la quale a Palermo, in secondo grado, era stata rigettata la domanda di risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte d’Appello di Palermo nell’aprile 2020 aveva dovuto liquidare a Contrada la somma di 667 mila euro per ingiusta detenzione dopo che il ricorso alla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) era pervenuto a sentenza nel 2015: lo Stato italiano avrebbe dovuto risarcire l’ex 007 perché Contrada non poteva essere condannato.

L’ordinanza venne impugnata in Cassazione che stabilì il primo rinvio e cioè che si sarebbe dovuto pronunciare nuovamente l’Appello. A gennaio, vale a dire cinque mesi fa, la terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo respinse l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione formulata dalla difesa dell’ex agente segreto. Ma il rigetto è stato nuovamente respinto dalla Cassazione che ha sentenziato la necessità di un nuovo giudizio d’appello, l’ennesimo.

“Aspettiamo il deposito delle motivazioni per meglio comprendere la portata del provvedimento – ha detto il legale di Contrada, Stefano Giordano -. Quel che è certo è che la Cassazione si è rifiutata di ratificare la decisione ingiusta e convenzionalmente illegale dei giudici di Palermo che non avevano preso minimamente in considerazione le nostre difese e il diritto della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Rimane obiettivamente sempre meno margine, con questo provvedimento, per coloro che si ostinano a fare finta che la sentenza della Corte europea su Contrada non sia mai esistita. Adesso puntiamo a far si – ha concluso l’avvocato Giordano – che il risarcimento a favore di Bruno Contrada venga riconosciuto nei tempi più brevi, considerati l’età e lo stato di salute dello stesso”.