Alcamo-Truffa e bancarotta, interrogatorio fiume per l’ex vicesindaco Perricone

Ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari: un interrogatorio-fiume, durato all’incirca 10 ore, per Pasquale Perricone (nella foto), l’ex vicesindaco di Alcamo in carcere dallo scorso 25 maggio perché ritenuto la “mente criminale” di un sistema che aveva ramificazioni all’interno di imprese edili, cooperative ed enti di formazione con l’obiettivo di percepire indebiti finanziamenti. Al Gip, alla presenza del suo avvocato Giuseppe Benenati, ha risposto domanda per domanda dando la sua versione dei fatti. Ha quindi fornito elementi rispetto alle accuse che gli sono state mosse. Nessun accenno ai presunti complici: infatti per tutti e 7 gli imputati è caduta l’accusa di intestazione fittizia di beni perché secondo il tribunale del riesame non ci sarebbero sufficienti indizi di colpevolezza per questo capo d’accusa. Quindi ognuno dovrà rispondere esclusivamente della propria posizione. Non trapela nient’altro dall’interrogatorio dal momento che il verbale è secretato anche perché oggi dovrà essere ascoltata la socia di Perricone, Maria Cottone. Loro sono gli unici due rimasti in carcere. Gli altri invece, seppur con restrizioni, sono a piede libero. I reati contestati sono a vario titolo di associazione per delinquere, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione e bancarotta fraudolenta. Le ombre più pesanti ricadono proprio su Perricone, 61 anni: l’inchiesta ruoterebbe tutta attorno ad una società cooperativa, la Promosud, organismo che si occupa di corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Tutto scaturisce però dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Dai riscontri è emersa anzitutto la natura “fraudolenta” di quella bancarotta che ha provocato uno spostamento di somme pari a ben 4 milioni di euro e da qui è venuta fuori la figura di Perricone, descritto dai finanzieri come il “deus ex machina” di tutta l’operazione e addirittura vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo. L’ex vicesindaco viene indicato come “amministratore occulto” della società fallita, così come anche della “Cea Soc. Coop.”, società aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco dei lavori di riqualificazione del porto. Tra i reati contestati sempre a Perricone anche quello di aver lucrato sui fondi stanziati per la formazione professionale mediante la creazione di una fitta rete di società con simulazione dell’organizzazione di numerosi corsi “fantasma” in modo da ottenere illeciti finanziamenti pubblici e allo stesso tempo assegnare posti di lavoro in cambio di favori. E’ venuto fuori che l’ex leader di Area Democratica, in cambio di posti di lavoro o incarichi professionali nei vari corsi di formazione da lui gestiti, corrompeva un funzionario direttivo del centro per l’impiego, in cambio della disponibilità di quest’ultimo ad attestare falsamente la regolarità dei corsi fantasma, preannunciando la data e l’ora delle ispezioni “a sorpresa”. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini.