Alcamo, tribunale ordina reintegro Asu: chiesto maxirisacimento

ALCAMO – “Lavoratrici da reintegrare”. Il tribunale del lavoro della sezione di Trapani dispone l’immediata reintegrazione delle due lavoratrici Asu del Comune di Alcamo che erano state sospese nei mesi scorsi a seguito di una serie di contestazioni da parte degli uffici. Secondo il tribunale il Comune non avrebbe anzitutto alcun potere per sanzionare questa categoria di lavoratori in quanto effettivamente dipendenti della Regione e quindi soltanto “distaccati” al Comune. Per le due lavoratrici le contestazioni principali a vario titolo erano state quelle di “assenza ingiustificata” e di “inottemperanza all’ordine di servizio” da parte del segretario generale del Comune. “La Regione, con ben due comunicazioni dirette al Comune di Alcamo, – ha precisato il giudice del lavoro di Trapani – non solo ha ribadito di essere unico soggetto titolare dei poteri sanzionatori, ma ha pure motivato le ragioni per le quali ha ritenuto di non ravvisare alcuna ipotesi di decadenza”. Il tribunale ha quindi imposto al Comune di reimmettere in servizio le due lavoratrici e di riconoscere loro le indennità non corrisposte in questo periodo di sospensione, in un caso a partire da agosto e nell’altro da settembre dello scorso anno. Il ricorso presentato per conto delle due lavoratrici dall’avvocato Damiano Ciacio è stato soltanto parzialmente accolto. Infatti il tribunale ha evidenziato che non ha competenze in merito per riconoscere la domanda di risarcimento danni che è stata contestualmente presentata, sottolineando che la competenza sarà del tribunale ordinario: “Ottenuta questa prima vittoria – sottolinea il legale delle due Asu – ricorreremo certamente al tribunale ordinario”. Per il Comune potrebbero essere dolori: per danni morali, biologici e d’immagine le due Asu hanno avanzato una richiesta di risarcimento complessiva di ben 140 mila euro. Particolare il caso che riguarda una di loro che ha dimostrato di essere assente dal posto di lavoro dietro richiesta di una sospensione del rapporto per poter svolgere un ciclo terapeutico di riproduzione assistita. Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Ciacio il Comune ha richiesto il rientro della lavoratrice prima della chiusura del ciclo terapeutico e, “a causa dello stress ingenerato da questa comunicazione”, ha accusato una interruzione della gravidanza. Alle due Asu venne notificata la decadenza da lavoratrici e la contestuale sostituzione con altre unità di personale da richiedere alla Regione. L’assenza ha concretizzato gli effetti sanzionatori di un decreto legislativo del 1997, secondo la giunta, oltre che le sanzioni di natura economica da parte dell’Inps. Un provvedimento che arrivò a seguito di un oramai prolungato braccio di ferro tra l’amministrazione comunale e il personale del Comune. Seguirono altri tre licenziamenti di precari a causa del loro prolungato assenteismo. In pratica si sarebbero assentati, secondo quanto ha sempre sostenuto l’amministrazione, senza essere stati autorizzati e anche quando invitati a rientrare non lo hanno fatto.