Alcamo-Costi randagismo “da pazzi”, in 11 anni il Comune ha speso 5 milioni di euro

Continuano inesorabili e pesanti come macigni i costi per affrontare il fenomeno del randagismo ad Alcamo. Come un’emorragia senza fine anche con la nuova amministrazione comunale targata Movimento 5 Stelle, oramai in carica da un anno, continuano i costi “folli” legati al ricovero di centinaia di cani accalappiati ad Alcamo negli anni e ricoverati in un canile di Rocca di Neto, in provincia di Crotone. L’ultima fattura è di appena qualche giorno fa ed ammonta a circa 36 mila euro. Una cifra da capogiro che moltiplicata per un anno sfiora il mezzo milione di euro a carico delle casse comunali. Con questo canile va avanti da anni una convenzione proprio con il Comune per lo svolgimento dei servizi di accalappiamento, ricovero, custodia, mantenimento e cure ordinarie dei cani randagi: quindi cattura e poi mantenimento. Il canile del crotonese allo stato detiene all’incirca 500 cani provenienti proprio da Alcamo. Una cifra enorme se si considera che la retta giornaliera per singolo cane praticata dal canile calabrese è pari a 1,56 euro esclusa iva fissata al 22 per cento. Moltiplicando questo dato per gli 11 anni di detenzione si arriva alla stratosferica cifra di circa 5 milioni di euro, centesimo più centesimo meno. Situazione che si consuma con sullo sfondo il paradosso di un rifugio sanitario realizzato dal Comune da tempo che però non apre i battenti. Prima per una serie di intoppi burocratici, poi scoppiò il caso della denuncia dei lavori abusivi da parte di un oramai ex consigliere comunale, Alessandro Calvaruso, con tanto di denuncia alla Procura della Repubblica di Trapani. E’ stata paventata l’ipotesi che la struttura sia stata realizzata in area protetta e vincolata e per di più era già utilizzata, tanto che al loro interno sono stati trovati diversi cani. Nel frattempo, da quando si è insediata la nuova amministrazione, l’iter per arrivare all’apertura del canile è andato avanti con l’acquisto di attrezzature e quant’altro necessario per rispettare tutte le normative igienico-sanitarie e strutturali. Di fatto però ad oggi ancora quei cancelli, ufficialmente, sono chiusi.

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