Alcamo-Estorsione, assolto definitivamente l’avvocato Lo Presti

La sentenza della Corte d’appello di Palermo da ieri è passata in giudicato. Ciò significa la conclusione definitiva del processo senza alcuna possibilità che questo prosegua sugli aspetti della causa già decisi dal giudice. In pratica la sentenza passata in giudicato acquista certezza definitiva e le questioni da essa decise non possono più essere messe in discussione. Diventa così definitiva la sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” nei confronti di un noto penalista alcamese Maurizio Lo Presti (nella foto). L’avvocato Lo Presti era finito sotto processo per tentata estorsione. Accusa che aveva sempre respinto, sostenendo di avere sempre agito nel rispetto di leggi e regolamenti come impone il codice deontologico forense. Maurizio Lo Presti, condannato in primo grado ad un anno e 10 mesi, finì sotto processo, cinque anni fa, dopo la denuncia di Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, i due alcamesi perseguitati per anni per la strage della casermetta di Alcamo Marina, dove vennero uccisi due giovani carabinieri, e completamente scagionati dopo la revisione del processo, celebrato a Catania. Entrambi sono stati assistiti per cinque anni da Maurizio Lo Presti nel processo di revisione e in altri 17 procedimenti connessi alla revisione, anticipando di tasca propria tutte le spese. Un paio di giorni prima della sentenza di Catania, Ferrantelli e Santangelo revocarono l’incarico a Lo Presti affidandolo all’avvocato Saro Lauria. Lo Presti poco tempo dopo chiese a Ferrantelli e Santangelo il pagamento della parcella per tutte le spese sostenute in cinque anni di patrocinio. Presentò un conto di circa un milione di euro. Ferrantelli e Santangelo lo denunciarono per tentata estorsione, accusa definitivamente caduta, ma l’avvocato Lo Presti negli ultimi cinque anni ha vissuto periodi di grande amarezza per un procedimento ritenuto ingiusto e lesivo della sua dignità di uomo e avvocato. Ora ha ottenuto giustizia con la sentenza definitiva, che gli ridà serenità e una carica in più per continuare a fare bene il suo lavoro. Per la cronaca Ferrantelli e Santangelo hanno già incassato per l’ingiusta detenzione un milione e 100 mila euro a testa e avviato anche un procedimento civile per il risarcimento dei danni subiti per una vita stravolta da una grande ingiustizia.