Sequestro beni per 800.000 euro al vitese Isca. Sarebbe “socialmente pericoloso”

0
140

Otteneva ingenti risorse finanziarie, da parte della mafia, per alimentare le proprie aziende, imponendosi in lucrosi affari legati alla realizzazione delle grandi opere pubbliche, a danno delle imprese concorrenti. Per questo, secondo l’accusa, Francesco Isca, 62 anni, imprenditore di Vita, noto nel settore dei lavori edili e nella produzione e commercializzazione del calcestruzzo, è stato raggiunto da un decreto di sequestro anticipato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani ed eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia. Il sequestro ammonta a circa 800.000 euro.

L’attività fa seguito ad un precedente provvedimento, del valore di oltre 12 milioni di euro, eseguito nei confronti dello stesso imprenditore. Dagli accertamenti eseguiti dagli investigatori è stata rilevata la proprietà per l’imprenditore vitese di un complesso residenziale abusivo di circa 300 mq composto da un’area piscina di circa 60 metri quadri e un magazzino di 38 mq, il tutto costruito nel comune di Salemi. Ed ancora, un terreno in territorio di Calatafimi Segesta e due ville in corso di costruzione a Paceco dell’importo di circa 800 mila euro.

Una “pericolosità sociale” quella di Isca, già nota (e adesso riconfermata dall’Autorità Giudiziaria) in quanto l’uomo era stato già arrestato nell’ambito dell’operazione “Phimes” del 2020, a seguito della quale subì un sequestro di beni per 12 milioni di euro tra società edili, noleggio di macchine e attrezzature, automezzi e l’intera area di parcheggio e servizi del Parco Archeologico di Segesta.

Noti e accertati sono stati anche i rapporti di Isca con l’alcamese Vito Nicastri: sarebbe stato proprio “il re dell’eolico”, ad indicare Isca come intermediario nella vicenda sulla speculazione immobiliare a Santa Ninfa nella quale erano coinvolti anche vertici delle famiglie mafiose di Vita e Salemi. L’imprenditore vitese, adesso sottoposto a un nuovo sequestro di beni, era interessato, inoltre, ai progetti del bio metano e del mini eolico presentati dalla società Solgesta: per questi fatti, venne trovato in possesso di grosse disponibilità di denaro contante, tutte banconote da 500 euro, ritenute di “provenienza illecita”.