Sciacca come Codogno? No, lo evita il castelvetranese Alberto Firenze

A sinistra Alberto Firenze

Il 13 marzo, quando venne scoperto un pericoloso focolaio di coronavirus fra i sanitari dell’ospedale “Giovanni Paolo II”, alcune testate titolarono “Sciacca come Codogno”. Apparivano all’orizzonte serie possibilità che la cittadina marinara venisse blindata “zona rossa” proprio come la cittadina lombarda.

Nessuno aveva però ipotizzato che Alberto Firenze, castelvetranese di 50 anni, già tra i cinque componenti dell’Osservatorio Nazionale delle Buone Pratiche sulla Sicurezza nella Sanità e docente universitario al Policlinico di Palermo, avesse la forza di raggiungere il grande obiettivo dopo essere stato nominato commissario ad acta dell’ospedale “Giovanni Paolo II”. I nosocomi riuniti di Sciacca e Ribera non erano in linea con le misure organizzative richieste dall’emergenza Covid-19.

L’incarico era stato affidato al professionista di Castelvetrano circa un mese fa. Quello che appariva il focolaio più a rischio della Sicilia è stato sconfitto da un “lavoro incessante e complesso portato avanti – ha detto lo stesso Firenze – in un clima all’esterno spesso ostile ed esasperato da polemiche politiche locali che nulla hanno a che fare con la fase di emergenza coronavirus. Con la grande collaborazione di parte del personale interno motivato, – ha concluso il commissario ad acta – abbiamo comunque raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati nei primi trenta giorni di lavoro incessante”.

Insomma Sciacca non è divenuta zona rossa e certamente adesso il rischio è scongiurato. Buona parte dei meriti va proprio a quel professionista Alberto Firenze proprio attaccato più volte dai sindaci del territorio. Nell’ospedale di Sciacca, indicato dalla Regione come area Covid, sono stati creati, per i pazienti non Covid, accessi riservati e protetti alle aeree di ginecologia ed ostetricia, pediatria, cardiologia con emodinamica, psichiatria, oncologia, urologia e chirurgia generale, oltre che alle unità di ortopedia e otorinolaringoiatria.

Si è quindi messo fine ad una grave situazione che prevedeva l’accesso senza lacuna regola a operatori e pazienti a causa di una innumerevole presenza di varchi non autorizzati. Adesso invece l’accesso alla struttura ospedaliera di tutti gli operatori è possibile soltanto superando un apposito filtro con misurazione della temperatura ed effettuazione del link epidemiologico, utilizzando solo tre varchi dedicati e la contemporanea chiusura di tutti gli altri. Si è anche allestita un’area nei locali della foresteria dell’ospedale di Sciacca da utilizzare per la quarantena degli operatori sanitari divenuti eventualmente positivi.

Il focolaio, partito con elevatissima e comprensibile preoccupazione il 13 marzo scorso all’interno dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca, è sttao così del tutto socngiurato senza che la cittadina diventasse “zona rossa”. All’incessante lavoro del commissario Alberto Firenze, castelvetranese e quindi figlio della provincia trapanese, e al suo staff vanno quasi tutti i meriti.