Partinico-Maniaci e gli attentati fasulli, lui sapeva e strumentalizzava; all’amante diceva: “Nega tutto”

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Pino Maniaci sapeva benissimo che l’incendio della sua auto, avvenuto il 28 novembre del 2014, era stato opera del marito della sua amante. Altro che “attentato” per la sua attività giornalistica. Non solo: alla polizia ha sostenuto che una sua “fonte confidenziale”, che non ha mai rivelato, gli ha confermato di avere visto l’uomo nei pressi dell’auto nel momento in cui andava a fuoco. E’ quanto emerge dalle intercettazioni che anche in questo caso inchiodano il giornalista dell’emittente televisiva di Partinico Telejato, coinvolto in un’indagine in cui avrebbe ricattato il sindaco e un ex assessore di Borgetto, e il primo cittadino di Partinico chiedendo soldi e favori in cambio di una linea soft nel suo tg. I carabinieri a lungo hanno intercettato Maniaci e sono emerse delle evidenti crepe rispetto all’aurea di antimafioso che lo stesso giornalista aveva costruito attorno a sè. Immagine però sbugiardata e smascherata da questa inchiesta in cui al contrario Pino Maniaci tenta di sfruttare questa sua finta antimafiosità con l’obiettivo di imporre il suo potere mediatico nei confronti degli esponenti istituzionali. Davvero ai limiti del grottesco e dell’imbarazzante la vicenda che ruota attorno alla sua amante. Il factotum di Telejato aveva intrecciato una relazione con una ragazza di 29 anni e che era stata scoperta dal marito. Quest’ultimo, all’epoca dei fatti 30enne, ha minacciato telefonicamente in maniera pesante Maniaci invitandolo a non chiamare più la moglie e a non darle soldi altrimenti avrebbe fatto del male a lui ed anche ai suoi figli. Minacce intercettate che mai furono denunciate da Maniaci perchè, secondo i carabinieri, impaurito che venisse a galla la sua relazione extraconiugale. Tanto che alla stessa amante, preoccupata, la sollecita più volte a negare sempre eventuali relazioni. Ma la stessa donna era impaurita dal fatto che il marito potesse venire in possesso dei tabulati telefonici in cui si accertava che Maniaci chiamava decine e decine di volte al giorno al telefono della giovane. Qui viene fuori un altro aspetto davvero degradante della vicenda: il giornalista rassicurava l’amante che semmai si fosse verificata tale eventualità lei si sarebbe potuta difendere sostenendo che in realtà Maniaci la contattava per avere notizie sulla figlia disabile. In pratica usava la ragazzina portatrice di handicap come paravento: “…Io ti ho fatto 50 mila telefonate al giorno, al giorno, per tua figlia….Noialtri amanti non ci siamo, non lo dobbiamo fare capire”. Pochi giorni dopo furono trovati morti impiccati i due cani che Maniaci teneva custoditi all’interno di una recinzione proprio sotto la sede dell’emittente televisiva. Anche qui il giornalista, dalle intercettazioni telefoniche, ha il forte sospetto che ad ucciderli fosse stato il marito della sua amante ma nonostante ciò va dai carabinieri e fa mettere a verbale che la sua emittente aveva effettuato inchieste giornalistiche sul fenomeno dello spaccio a Partinico. Per gli inquirenti l’ennesimo tentativo di strumentalizzare un episodio che sapeva benissimo fosse da ricondurre alla vita privata e non giornalistica. L’ennesimo teatrino di una vicenda grottesca dove l’antimafia ha mostrato la sua faccia peggiore.