Partinico: caso Bertolino, Regione si riserva

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PARTINICO. La distilleria Bertolino di Partinico potrebbe finire sotto un nuovo procedimento, nettamente più restrittivo rispetto all’attuale, per ottenere l’autorizzazione allo scarico per l’emissione in atmosfera. La Regione Siciliana, che ha competenza in materia di rilascio dell’autorizzazione, si è riservata proprio di verificare se l’industria insalubre di prima classe dovrà finire sotto le grinfie dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. Su questo e altre delicate questioni ha ruotato la conferenza di servizio convocata ieri all’assessorato regionale al Territorio e Ambiente convocata a seguito degli esposti alla Procura e delle segnalazioni fatte dall’Osservatorio per lo sviluppo e la legalità, da Legambiente, dal Patto per la Salute e l’ambiente e da diversi consiglieri comunali. Secondo gli ambientalisti gli attuali impianti della distilleria superano la produzione dei 50 megawatt e ciò imporrebbe quindi il rilascio dell’Aia per le emissioni in atmosfera, fortemente contestate per le sue esalazioni maleodoranti in alcuni periodi dell’anno. “Gli impianti in uso alla distilleria – ha precisato la titolare della distilleria, Antonina Bertolino – non superano i 50 megawatt perché alcuni non sono utilizzati ed altri non rientrano nel computo”. Allo stato attuale l’industria è sottoposta al semplice rilascio dell’autorizzazione all’emissione che arriva dal Comune e in ultimo dalla Regione. In realtà da due anni e mezzo si aspetta questo il pronunciamento per il rinnovo dell’autorizzazione da parte della Regione che non è mai arrivato: esattamente era il dicembre del 2011 quando la Bertolino presentò regolare istanza di autorizzazione. Sino ad oggi praticamente l’azienda ha proseguito la sua attività in regime di “prorogatio”, cioè vale a dire sulla scorta della precedente autorizzazione. “Non potrebbe – sostiene il presidente dell’Osservatorio, Giacomo Grimaudo – perché la norma in tal senso lo vieta se non per un breve periodo di 8 mesi”. Altro nodo cruciale è lo stoccaggio delle vinacce, certamente tra le cause delle emissioni maleodoranti provenienti dall’industria. Allo stato attuale ciò avviene con l’accumulo di vinacce all’esterno dell’industria, coperte da un telone come da ordinanza emessa dal sindaco Salvo Lo Biundo. “Ciò non basta – ha sottolineato il presidente di Legambiente, Gino Scasso – in quanto questo stoccaggio deve avvenute nelle migliori condizioni tecniche possibili e l’attuale non lo è certamente”. La Bertolino però ha precisato che lo stoccaggio in locali chiusi non è ipotizzabile: “Si innescherebbero dei processi che potrebbero anche causare degli incendi”. Infine è stato posto il problema delle emissioni maleodoranti, con l’Arpa che lo scorso anno sottolineò l’effettivo “superamento dei limiti del disagio per la popolazione”. E’ stata evidenziata la necessità di apporre degli opportuni filtraggi al camino più alto. La Regione prenderà in esame tutte le istanze presentate per verificare la loro ammissibilità. “Dobbiamo prendere atto dell’assenza del sindaco alla conferenza di servizi – ha denunciato il consigliere Gianluca Ricupati – e questo dà il senso di quanto effettivamente questa amministrazione tenga alla salute dei cittadini”. “Per conto dell’amministrazione – replica l’assessore all’Ambiente Diego Campione – c’erano i tecnici del nostro ufficio. Ci relazioneranno su tutto e verificheremo il da farsi”.

 

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