Mazara del vallo-Cadavere carbonizzato, arrestati due fratelli

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Giuseppe e Vito Signorello

 

 

Ionut Stoica e Gheorghe Florian
Ionut Stoica e Gheorghe Florian

È stata fatta luce sul ritrovamento del corpo quasi totalmente carbonizzato, avvenuto domenica 22 maggio, su indicazione di alcuni contadini, in un appezzamento di terreno in contrada Biancolidda, a Mazara del Vallo. Grazie alle successive analisi sui campioni di dna repertati, il R. I. S. di Messina, lo aveva identificato: si trattava di Cristian Maftei. Al temine della complessa indagine dei carabinieri della Compagnia di Marsala e condotta sotto la direzione di Antonella Trainito della Procura marsalese, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P., Francesco Parrinello, sono stati arrestati, con l’accusa di omicidio e soppressione di cadavere in concorso, Vito e Giuseppe Signorello, fratelli incensurati mazaresi, rispettivamente di 46 e 39 anni. Entrambi si trovano già rinchiusi nella casa circondariale di Trapani, insieme ai cognati romeni Ionut Stoica e Gheorghe Florian, anch’essi incensurati di 26 e 27 anni, con cui erano stati arrestati in flagranza il 16 maggio scorso perché ritenuti responsabili in concorso di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; i soli fratelli Signorello anche di detenzione illegale di arma da fuoco. Le indagini presero il via proprio il 16 maggio, quando 4 cittadini romeni si presentarono dai carabinieri riferendo che, mentre nella notte stavano tentando un furto in alcuni terreni nei pressi dell’ex distilleria “Concasio”, erano stati raggiunti da alcuni colpi di arma da fuoco. Due di loro erano rimasti feriti. I militari dell’Arma, una volta arrivati sul posto individuarono 40 serre, 39 delle quali coltivate con piante di marijuana di diversa grandezza. Un’azienda gestita dai fratelli Vito e Giuseppe Signorello. In un’altra proprietà dei Signorello, poco distante, erano intanto stati rintracciati ed identificati Stoica e Florian, che risultarono essere braccianti agricoli nell’azienda dei Signorello. Nel corso dell’accurata perquisizione effettuata tra l’abitazione e un magazzino furono ritrovati oltre 33 kg di marijuana già essiccata, un revolver con 4 bossoli già esplosi, un fucile semiautomatico e vari proiettili. I quattro furono fermati, condotti in caserma ed interrogati dal pubblico ministero di turno, assieme ai quattro cittadini rumeni che avevano tentato di derubarli. Ci furono le prime ammissioni di uno dei due Signorello sulla piantagione e la detenzione illecita della pistola, senza fare alcun riferimento alla sparatoria. Nel frattempo, dato che Cristian Maftei risultava irreperibile, nei giorni successivi erano state organizzate battute di ricerca e sopralluoghi dai carabinieri del RIS: sia nelle serre che sull’auto utilizzata dai fratelli erano state rinvenute tracce di sangue. Il 22 maggio il ritrovamento del cadavere. Secondo la ricostruzione dei fatti fornita dagli inquirenti Giuseppe Signorello, a causa degli innumerevoli furti subiti in precedenza, nella notte tra il 15 e il 16 maggio, aveva deciso di rimanere a sorvegliare la proprietà, armato, insieme ai due braccianti romeni. Questi ultimi, che si erano assopiti, furono risvegliati dagli spari esplosi da Signorello contro gli ignoti che si erano avvicinati alle serre per derubarli. Accortosi che uno dei ladri era rimasto ucciso, Giuseppe Signorello, preso dal panico, chiamò il fratello che arrivò subito. Quindi entrambi ordinarono ai due braccianti di trasportare il corpo in un campo vicino e di bruciare il corpo per cancellare ogni traccia. Il procuratore Anna Sessa ha confermato che non vi è alcun collegamento tra tali fatti e quelli di contrada Ventrischi il successivo 31 maggio, in seguito ai quali perse la vita il maresciallo Silvio Mirarchi.