La DIA sequestra beni riconducibili a Matteo Messina Denaro

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Beni per un valore di alcune centinaia di migliaia di euro, riconducibili al boss latitante Matteo Messina Denaro, intestati alla sorella Anna Patrizia Messina Denaro ed al marito di quest’ultima, detenuto per mafia, Vincenzo Panicola sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trapani.

Il provvedimento rientra nella più ampia strategia volta all’indebolimento della potenza economica del capomafia latitante Matteo Messina Denaro; è solo l’ultimo, infatti, in ordine di tempo, rispetto agli ultimi sequestri operati dalla DIA nei confronti di alcuni organici del mandamento di Castelvetrano – Leonardo Ippolito Gaspare, Como, Bice Maria Messina Denaro.

Il decreto di sequestro (nr. 54/2012 MP, ai sensi degli artt. 20 e 25 del Codice Antimafia) emesso dal tribunale di Trapani – in accoglimento della proposta avanzata dal Procuratore della Repubblica di Palermo, a firma del Procuratore Agg.to Vittorio Teresi e del Sost. Proc. Paolo Guido – riguarda le aziende e i capitali sociali di alcune ditte, operanti nel territorio di Castelvetrano: Vieffegi Service SrL, Vieffegi Impianti SrL, SO.RO.PA. Costruzioni ArL, il complesso aziendale della ditta individuale intestata ad Anna Patrizia Messina Denaro, che svolge l’attività di colture olivicole, oltre a un fabbricato, autovetture, rapporti bancari ed altro.

Il cognato di Matteo Messina Denaro, Vincenzo Panicola, 43 anni, imprenditore di Castelvetrano, e figlio del defunto patriarca mafioso Vito Panicola, quest’ultimo condannato con sentenza definitiva per omicidio e tentato omicidio, operava nei settori della manutenzione di impianti di produzione, installazione, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica; delle costruzioni edili e stradali; dei lavori di pulizia in genere. Con la società Vieffegi Service SrL, anch’essa posta sotto sequestro, Panicola prestava l’attività di pulizia all’interno del Centro Commerciale “Belicittà” di Castelvetrano, appartenente al gruppo imprenditoriale della holding “Gruppo 6GDO SrL” del noto imprenditore castelvetranese Giuseppe Grigoli, 64 anni, condannato in primo e secondo grado per concorso in associazione mafiosa, ritenuto prestanome di Matteo Messina Denaro. A Grigoli, nell’ambito dell’operazione “MIDA”, la DIA ha sequestrato beni per un valore di oltre 700 milioni di euro.

Vincenzo Panicola, è attualmente detenuto perché ritenuto responsabile, insieme ad altri, tra cui il cognato latitante Matteo Messina Denaro, Filippo Guttadauro, Leonardo Bonafede e Franco Luppino, di associazione per delinquere di tipo mafioso e, in particolare: per avere curato e gestito la latitanza dei membri del mandamento mafioso di Castelvetrano, in particolare di Messina Denaro, attraverso il continuo scambio di messaggi, prestandosi a recapitare e ricevere “pizzini” o analoghe “comunicazioni verbali”, svolgendo funzioni logistiche per l’organizzazione, consentendo al latitante l’esercizio delle sue funzioni di vertice nell’organizzazione mafiosa; per avere svolto attività dirette al controllo delle attività economiche, degli appalti e dei servizi pubblici, nonché al controllo del territorio di pertinenza della consorteria mafiosa, anche attraverso la programmazioni di estorsioni, di incendi, di approvvigionamento di fondi e di reinvestimento di capitali.