Emergenza siccità. Ora si teme la fuga di turisti dalla Sicilia

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Dopo le navi delle forze armate per fronteggiare gli effetti dell’emergenza che rischia di lasciare a secco la Sicilia adesso la Regione confida nelle zattere. Perché se il primo nemico della carenza d’acqua nei rubinetti dei siciliani è la siccità e il secondo sono le reti colabrodo in cui si disperde la metà della fornitura idrica, c’è un terzo elemento che desta preoccupazione: il cosiddetto volume morto. Intanto è incubo disdette nel settore turistico per la crisi idrica. Le previsioni, dopo i numeri da record del periodo pasquale, mostrano un ulteriore incremento di presenze internazionali rispetto alla passata stagione. Il rischio, però, è che i turisti possano disertare il viaggio in Sicilia: il timore di perdere prenotazioni è forte soprattutto nelle province più colpite come Agrigento, Caltanissetta, Enna e Palermo. I più preoccupati sono i proprietari delle piccole strutture ricettive, come bed and breakfast e casa-vacanza, che non dispongono di cisterne. In agricoltura si stima  un tracollo da 2,7 miliardi di euro: è il quadro (nero) tracciato sull’agricoltura siciliana dal dirigente dell’assessorato regionale al ramo, nonché commissario per l’emergenza siccità nell’Isola, Dario Cartabellotta. “L’emergenza siccità che vive la Regione – dice il presidente Schifani- non nasce oggi e non è certo imputabile al governo di centrodestra. Siamo perfettamente consapevoli della delicatezza della situazione, non a caso siamo già intervenuti con una serie di misure per attenuare la crisi e le sue ripercussioni sui cittadini e sui settori produttivi. E siamo pronti ad adottare ulteriori provvedimenti per scongiurare gravi danni alla regione attraverso una qualificata e ristretta task force”. Intanto è necessario non sprecare acqua partendo dalle abitazioni private.