“Diadema”, scarcerata donna residente ad Alcamo. Lo ha disposto il GIP

Erano state tristemente denominate le “schiave del pulito” e sono state liberate dalla squadra mobile di Palermo che, una decina di giorni fa, aveva smascherato un giro di caporalato. Ragazze nigeriane che sarebbero state reclutate nei centri di accoglienza e poi costrette a spaccarsi la schiena, per una miseria, facendo le pulizie negli hotel di Palermo e di Castelvtrano. Tra le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Palermo e dagli arresti domiciliari, è stata rimessa in libertà Monica Torregrossa, residente ad Alcamo e difesa dall’avvocato Pillitteri. La donna nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha spiegato alcuni passaggi contenute in due intercettazioni telefoniche contestate. Il Gip, non intravvedendo gravi indizi di colpevolezza, ha disposto la libertà immediata per la 44enne.

Ai domiciliari erano anche finiti, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo, truffa ed estorsione, con l’aggravante di aver commesso il fatto ai danni dello Stato e con l’abuso di relazioni di prestazioni d’opera, Francesco Centineo 42 anni, Luca Cardella, 31enne e presidente della cooperativa Eco Group, Johnson Adeteye, 42 anni, e Lamia Tebourbi, 51 anni. L’inchiesta ruota attorno alla struttura consortile denominata “Consorzio stabile Diadema” a cui fanno capo diverse imprese di pulizia, tra cui la “Eco Group” e la “Ecoworld”. Le immigrate, secondo l’accusa, lavoravano fino a 12 ore consecutive con retribuzione di 400 euro al mese. E c’era pure chi non veniva pagata. Per dare una parvenza di legalità alcune donne stipulavano dei contratti fittizi.

OpMolte lavoravano in nero. Senza diritti, senza contributi versati all’Inps. I caporali minacciavano di cacciarle dalle strutture di accoglienza e di farle perdere lo status di rifugiato. Erano ospitate nei centri “La mano di Francesco” di Roccamena, “Donne nuove” di Palermo e “Opera pia Riccobono” di San Giuseppe Jato. Gli arrestati per un anno non potranno ricoprire incarichi direttivi in azienda.  La voce che il consorzio Diadema riuscisse ad applicare prezzi stracciati si era sparsa fra Palermo e Trapani. Sono più di trenta, fra alberghi, B&B e ristoranti, le strutture in cui lavoravano le ragazze nigeriane sfruttate. Un enorme sacrificio per giovani migranti disposte a tutto pur di non essere rimpatriate. Ripulivano fino a 100 camere al giorno.