Assolto incensurato alcamese, era finito sotto processo per furto e ricettazione di auto

Chi era al volante di quella Smart ha fatto certamente di tutto per non fermarsi. Alla fine la sua corsa è terminata via Papa Giovanni XXIII a Balestrate, contro un’auto della polizia stradale. Il rocambolesco inseguimento era però partito da Palermo, quel 15 luglio del 2014, con una fuga del genere Fast and Furios dopo avere rubato l’autovettura. Quattro anni fa si era poi aperto il processo che ha visto alla sbarra due palermitani e un alcamese, trentatreenne all’epoca dei fatti. Quest’ultimo, N.M., incensurato, difeso dall’avvocato Mary Mollica, è stato adesso assolto con formula ampiamente liberatoria “per non avere commesso il fatto”.

L’uomo era stato accusato di furto e ricettazione di due autovetture in concorso con due palermitani. Secondo gli inquirenti gli imputati avrebbero dovuto, durante il festino di Santa Rosalia del 2014, trasportare le auto rubate da Palermo ad Alcamo. Allertata la sezione di polizia stradale di Palermo unitamente a quella di Alcamo, le auto vennero intercettate nei pressi di via Belgio, nel capoluogo isolano ma, dopo essere sfuggite al posto di blocco, si erano date alla fuga. Da lì il rocambolesco inseguimento sulla A29 in direzione Trapani. La corsa di una si concludeva con un testacoda in autostrada, mentre la seconda auto veniva tallonata fino allo svincolo di Balestrate e poi per le vie del paese marinaro fino allo scontro frontale con l’auto della polizia e poi alla corsa a piedi. Di uno dei due ladri, si persero le tracce. Gli agenti vennero poi trasportati in ambulanza presso l’ospedale di Alcamo.

Dopo più di 4 anni di battaglie processuali, il giudice del tribunale di Palermo ha accolto in pieno la tesi difensiva dell’avvocato Mary Mollica che ha dimostrato la completa estraneità dell’alcamese N.M. assolvendolo per non avere commesso il fatto. In un primo momento la ricostruzione dell’accusa aveva ipotizzato che il  trentasettenne alcamese fosse a bordo dell’auto fermatasi in autostrada a casa dello sbandamento e del testacoda. Due anni di reclusione sono invece andati ad un altro imputato mentre il terzo aveva scelto il rito abbreviato.