Alcamo: “Voto di scambio”, costituzione-bis del Comune

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Il Comune di Alcamo decide di costituirsi in giudizio anche nel secondo procedimento scaturito nell’ambito del troncone d’inchiesta della Procura di Trapani sul presunto voto di scambio inerente alle amministrative del 2012 in città. La giunta guidata dal sindaco Sebastiano Bonventre ha deliberato di tutelare i propri interessi nel procedimento avvalendosi direttamente dell’avvocatura comunale. Questo troncone vede 7 imputati, tra i quali l’ex senatore Nino Papania e l’attuale consigliere comunale Antonio Nicolosi. La prima udienza è prevista per il prossimo 3 ottobre al tribunale di Trapani. Questa volta a partecipare e votare alla riunione di giunta è stato anche il sindaco Sebastiano Bonventre, contrariamente a quanto avvenuto nella prima costituzione di parte civile in questo ambito che però vede altri imputati, anche se tra questi figura sempre Papania. Si era sempre discusso della posizione del primo cittadino attorno alla vicenda: in molti hanno sollevato il caso per un possibile imbarazzo di Bonventre nella vicenda dal momento che il presunto voto di scambio appurato dalla Procura avrebbe favorito proprio la sua elezione, secondo l’accusa. Gli inquirenti avrebbero appurato un sistema politico, posto in essere dall’entourage politico a sostegno dell’attuale sindaco Sebastiano Bonventre, che aveva lo scopo di portare voti allo stesso attuale primo cittadino per la sua elezione che avvenne con appena 39 voti di scarto rispetto al suo antagonista, l’esponente del movimento Abc Niclo Solina. Con Papania e Nicolosi sono imputati Massimiliano Ciccia, Giuseppe Bambina, Giuseppe Galbo, Giuseppe Milana, Filippo Renda, imputati del reato di “voto di scambio”. Secondo l’accusa i 7 protagonisti della vicenda giudiziaria avrebbero posto in essere un sistema tale “al fine di ottenere a vantaggio del candidato sindaco Bonventre e delle 5 liste allo stesso collegate il voto elettorale, promettendo somme di denaro nell’ordine di 50 euro per ogni voto a più elettori non meglio identificati”. Sempre secondo l’accusa sarebbe stato promesso ad alcuni elettori, ben identificati questa volta, “in cambio del voto un posto di lavoro all’Aimeri Ambiente”, la società di gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti in città. Secondo la Procura l’organizzazione avrebbe costruito una rete tale imponendo agli elettori “le modalità di voto e corrispondendo loro svariate somme di denaro”. Un’inchiesta che avrebbe anche scoperchiato uno scandalo dietro un altro: dalle indagini alcuni sostenitori di Bonventre si sarebbero accaparrati, tramite alcune associazioni onlus a loro riconducibili, “consistenti derrate alimentari presso il Banco delle Opere di Carità Sicilia che poi facevano distribuire nel periodo immediatamente precedente la campagna elettorale e fino a quando non avevano luogo le operazioni di voto a famiglie alcamesi non abbienti in cambio della promessa di voto.

 

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