Alcamo-Rifugio per cani, l’ingegnere Parrino denuncia Calvaruso

Si apre un nuovo capitolo della storia infinita che riguarda la guerra tra il consigliere comunale Alessandro Calvaruso e l’ingegnere capo Anna Parrino. Una guerra combattuta a colpi di denunce presentate alle forze dell’ordine e a diverse procure, tra cui quella di Caltanissetta alla quale si è rivolto Calvaruso, che attende da tempo risposte da quella di Trapani. Questa volta lo scontro riguarda il rifugio sanitario per cani, realizzato in contrada Tre Noci su un terreno confiscato, venuto a costare quasi 171 mila euro. L’ingegnere Anna Parrino ha presentato denuncia nei confronti di Calvaruso, alla caserma dei carabinieri perché secondo l’ingegnere capo Calvaruso le avrebbe impedito di entrare nei giorni scorsi all’interno dei rifugio. “Sono sereno – ribatte Calvaruso – questo episodio non risulta nemmeno nel verbale della Polizia municipale, presente all’arrivo nel canile dell’ingegnere Parrino, durante il sopralluogo effettuato che non ha mancato di riservare sorprese. Sopralluogo deciso dopo il dibattito in consiglio comunale e su quanto dichiarato in quella sede dallo stesso dirigente comunale”. Poi Calvaruso aggiunge una frase di sfida: “Ci vediamo in tribunale”. Intanto sul rifugio la polizia municipale i carabinieri hanno avviato un’indagine e il commissario comunale ha chiesto una dettagliata relazione. Ma cosa sarebbe successo? Pare che da qualche tempo nel rifugio, che ancora non avrebbe tutte le autorizzazioni per essere aperto e quindi funzionare, animalisti accudirebbero cani. Una ventina compresi cuccioli quelli trovati nel rifugio. Le indagini mirano ad accertare chi ha dato le chiavi agli animalisti per aprire il cancello dei rifugio, che pare non potrebbe ancora funzionare “perché manca – dice Calvaruso – l’autorizzazione veterinaria certificata dall’Asp, la certificazione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, quella in materia ambientale etc…” Se così fosse non meraviglierebbe che nella città dell’illegalità diffusa l’attuale presenza di animalisti e cani nel rifugio non sarebbe consentita per legge e quindi sarebbero abusivi. Se così fosse animalisti paladini in convegni e dibattiti della legalità non ci farebbero certo una bella figura. Sarebbe come trovare Pierino con le mani nella marmellata. Le indagini, appena avviate, mirano a stabilire anche se, nell’approvazione del progetto da parte del Comune, è stato rispettato il limite di 500 metri da abitazioni per costruire un canile e se sono state rispettate le norme relative ai parchi territoriali dove all’interno non si possono realizzare opere.