Alcamo, pozzi privati. Archiviazione solo per Surdi e Parrino

0
2724

Il reato di falsità ideologica non è oggettivamente ravvisabile così come quello di abuso d’ufficio in quanto i due indagati, nello svolgimento delle loro rispettive funzioni, non hanno favorito intenzionalmente alcuno. Per questo il Gip del Tribunale di Trapani, Antonio Cavasino, ha disposto l’archiviazione, per infondatezza della notizia di reato, in favore del sindaco di Alcamo, Domenico Surdi, e del dirigente comunale, l’ingegnere Anna Parrino.

Era stato il procuratore Rossana Penna a chiedere l’archiviazione al GIP ravvedendo che il primo cittadino si era anzi adoperato in ogni modo, di concerto con il dirigente del servizio idrico, per ripristinare la legalità nel delicato e nevralgico servizio e per tutelare la salute pubblica in quanto dai pozzi veniva distribuita acqua non potabile poi utilizzata dagli alcamese anche per uso umano. Il 7 giugno del 2017 il consiglio comunale approvava quindi il nuovo regolamento per la fornitura di acqua a mezzo autobotte o autocisterna, documento predisposto dall’ingegnere Parrino e condiviso dalla giunta Surdi.

La vicenda è quella relativa alle indagini sulla gestione dei pozzi privati, non più autorizzati dall’amministrazione comunale alcamese da più di due anni; indagini scattate dopo la dettagliata denuncia presentata alla Guardia di Finanza, il 21 giugno del 2016, dall’ex segretario generale del comune, Cristoforo Ricupati.  Rimangono invece indagati altri cinque soggetti, mentre un sesto, un autortrasportatore originariamente raggiunto da avviso di garanzia, è deceduto.

Restano quindi in piedi le accuse per gli indagati Pietro Girgenti, 61 anni, istruttore direttivo tecnico al comune di Alcamo e per anni al servizio idrico integrato, e di quattro proprietari dei pozzi per i quali l’amministrazione comunale non ha più inoltrato la richiesta di autorizzazione di attingimento: Giuseppe Accardo di 80 anni, Giuseppe De Blasi 54enne, il 71enne Isidoro Lo Monaco e Simone Milazzo di 55 anni. Accardo e De Blasi sono proprietari di due pozzi di zona Canalotto ad Alcamo Marina, mentre Lo Monaco di quello sito in via Orto di Ballo e Milazzo del pozzo di contrada San Gaetano. I cinque sono tutti indagati di concorso in abuso d’ufficio.