Alcamo-Morte piccolo Lorenz, la mamma: “Non l’ho ucciso”

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“Non ho fatto ingerire quelle gocce di farmaco antidepressivo, è stato il bimbo in un momento di mia distrazione”. Ha confermato questa tesi, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, Aminta Altamirano Guerrero, la mamma del piccolo Lorenz Renda trovato morto nel suo lettino in un casa del centro storico di Alcamo nel luglio del 2014. La donna ha ripetuto strenuamente questa difesa davanti la corte d’Assise di Trapani dove è sotto processo per la morte del figlioletto di appena 5 anni. Una deposizione interrotta da pianti a dirotto e intervallata da molti “non ricordo”. La Guerrero non sembra essere mai riuscita a superare lo shock per la scomparsa del figlio ed ancora non appaiono del tutto chiare le circostanze per la morte del bimbo. L’imputata è stata letteralmente travolta da una raffica di domande. Tra le più salienti c’è quella in cui è stato chiesto il perchè delle sue intenzioni suicide, considerato che nella sua borsa è stato trovato un foglietto con su scritto che aveva intenzione di togliersi la vita con il figlio nel giorno in cui la polizia trovò il piccolo senza vita e perquisì l’abitazione: “Era solo uno sfogo – ha ribadito -, l’avevo scritta diversi giorni prima e avevo intenzione di buttarla ma la dimenticai nella borsa”. Gli inquirenti sono stati convinti sin dalle prime battute dell’indagine che il tentativo di suicidio riuscì solo per il bimbo mentre è possibile che a un certo punto l’imputata se ne sia pentita, ma nel momento in cui lanciò l’allarme per chiedere che venisse soccorso il figlio non c’era più nulla da fare. La donna, secondo alcune ricostruzioni, pare vivesse un momento di forte depressione per l’allontanamento del marito, con cui i rapporti erano tesissimi tanto da portarlo ad emigrare e trovare lavoro come pizzaiolo in Germania. Una sorta di separazione, collegata anche alle difficoltà economiche, che l’avrebbe potuta portare a fare qualche sciocchezza. L’esame autoptico sul corpo del bimbo evidenziò un’intossicazione di farmaci, la donna cadde più volte in contraddizione e alla fine venne fermata dalla polizia e portata in carcere. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati altri testimoni al processo: sono stati ascoltati la sorella sempre del padre del piccolo, suo marito e il sostituto commissario della polizia di Alcamo Enzo Biondo riguardo ai comportamenti della Guerrero antecedenti alla tragedia. Testimonianze che si sono rese necessarie anche per far emergere un quadro più chiaro dell’imputata in relazione alla sua presunta depressione e alle sue intenzioni, reali o meno, di suicidarsi con il figlioletto. La sorella del padre del bimbo ha sostenuto che fino al mese di marzo del 2014, durante i colloqui con gli assistenti sociali che seguivano proprio la Guerrero, le sarebbe stato riferito che questa non aveva particolari problemi psicologici. Quindi nulla avrebbe fatto presagire ad eventuali intenzioni suicide della donna.