Alcamo-La mozione bocciata per Corrao, le riflessioni del vice questore Palermo Patera

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Sorpresa e incredulità. Sono questi gli stati d’animo di tantissimi alcamesi per la bocciatura da parte della maggioranza consiliare monocolore cinque stelle della mozione per intitolare ad Alcamo qualcosa di importante a Ludovico Corrao, una delle figure più prestigiose della storia e non solo alcamese. L’approvazione della mozione, presentata da Abc, sarebbe stato un segnale importante. Né vale la giustificazione che è necessario che trascorrano 10 anni dalla morte. La prefettura in questi casi può derogare. La protesta corre anche sul web dove moltissimi hanno sostituito la foto del proprio profilo con quella di Corrao. Francamente sono in molti a non capire questa decisione e non mancano anche le reazioni da fuori Alcamo. A tal proposito abbiamo ricevuto una riflessione del vice questore Francesco Palermo Patera, già dirigente del commissariato di Alcamo. Scrive Patera: “Sono stato amico di Ludovico Corrao, l’ho personalmente conosciuto anni fa, durante la mia permanenza lavorativa ad Alcamo.

Io, come tutti i miei coetanei venuti su negli anni settanta, lo conoscevo di fama. Le sue battaglie per il Belice, subito dopo il terremoto, il suo essere “personaggio” stimolavano la curiosità di saperne di più e puntualmente scoprivi il suo impegno nel sociale, nella lotta all’inciviltà giuridica, rappresentata in quegli anni dalle norme relative alla “causa d’onore”, norme da nazione primitiva e che relegavano la donna ad un ruolo sempre subalterno; il suo ruolo primario nella lotta alla mafia ed infine il suo essere punto di riferimento in Sicilia per l’Arte”. Prosegue ancora Francesco Palemo Patera: “Era bello, i pomeriggi d’inverno, andare a trovarlo, nel suo appartamento alla Fondazione Orestiadi, e dopo i primi convenevoli, avevi subito la sensazione di essere entrato nel mondo della cultura, del bello, della democrazia, della tolleranza, della lungimiranza. Avevi la netta sensazione di essere a contatto con una persona, con un eletto, che era almeno cinquanta anni avanti. Poi il fatto che la cronaca nazionale ha riportato. In molti giornali la frase che non ho condiviso è stata “l’utopia di Corrao. Sono stato sempre convinto che l’utopia è quella idea bella, affascinante, ma purtroppo inattuabile. Sì, ti fa sognare, ma quando il sogno svanisce non rimane niente, solo il ricordo di un bel sogno. Gibellina no, non è il ricordo di un bel sogno. E’, al contrario, un sogno, un bel sogno, realizzato. Come fa a non piacere il sistema delle piazze, le opere d’arte moderna disseminate per le strade del paese, la stella di Consagra, che, quando la varchi, sembra di varcare la porta di un mondo. E la “montagna di sale” di Paladino? Avete mai provato a vederla al tramonto? E’ veramente una realizzazione che ti scatena il sogno, che ti indica la strada per il concetto del “bello”. E il “cretto” di Burri? Questa è utopia? Perdonate, non mi sembra. E che dire del Museo delle Trame Mediterranee, una idea assolutamente geniale nel quadro della fratellanza tra i popoli del Mediterraneo ed una assoluta lezione del “bello”?

Questa è utopia? Perdonate, non mi sembra. E gli spettacoli, da trenta anni a questa parte, prima a Gibellina vecchia, tra i ruderi, con le grandiose scenografie firmate dai più grandi artisti internazionali, con consenso strepitoso di critica e di pubblico. Successivamente gli spettacoli si spostarono alle “Case Di Stefano”. Anche in questo luogo non venne meno la spettacolarità e il fascino, con i migliori nomi e gli esperimenti di avanguardia. Questa è utopia? Perdonate, non mi sembra.

La verità, secondo il mio modestissimo avviso, è che Ludovico Corrao aveva dalla sua parte, oltre che ad una indiscussa e vastissima cultura e la capacità organizzativa ed amministrativa, la forza immensa della libertà. Quella assoluta forza che la libertà mentale riesce a dare. Che ti fa uscire dagli schemi creati da una società conformista, che essendo tale ha una paura folle “del diverso”, sia esso straniero, di altra religione, di altri gusti sessuali e così via. In ultima analisi, quella società, quel mondo, che genera intolleranza e quindi violenza. Il sistema perverso che Corrao lottò per una vita, cercando la via per un mondo migliore.

 

Francesco Palermo Patera