Alcamo-La morte di Lorenz, per la madre chiesta la conferma a 24 anni di pena

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Un’arringa durata quasi quattro ore quella degli avvocati Saro Lauria e Caterina Gruppuso durante la quale hanno cercato di dimostrare l’innocenza di Aminta Altamirano Guerrero, la massicana, condannata in primo grado a 24 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Lorenz di cinque anni. La vicenda scosse l’opinione pubblica alcamese nel mese di luglio di cinque anni fa. Il dramma fa ricordare trame di tragedie greche: la madre che uccide il bene più amato: il figlio per vendicarsi del marito che si è fatta una nuova vita con un’altra donna. L’arringa dei difensori di Aminta si è basata nel cercare di dimostrare che non c’è stato un nesso di casualità tra la morte del bimbo e il comportamento della madre. Ma è soprattutto su prove medico-scientifiche che la difesa sta giocando le sue carte per dimostrare l’innocenza di Aminta, per la quale il procuratore generale, nella sua requisitoria, ha chiesto la conferma della condanna inflitta in primo grado, ovvero 24 anni.  Secondo Lauria e Gruppuso, Aminta Altamirano Guerrero, non si accorse in quella maledetta notte del 13 luglio di cinque anni fa che Lorenz aprì e bevve da una bottiglietta  medicinale, che gli provocò la morte. Tesi avvalorata dal fatto – sostengono i difensori – che nel tappo e nel collo della bottiglietta sono state trovate tracce del Dna del bambino. Aminta Altamirano Guerrero si è sempre professata innocente. Ma numerosi elementi la inchioderebbero di fronte alle sue responsabilità e sono stati illustrati  del procuratore generale che ha fatto un excursus delle motivazioni della sentenza di primo grado con prove, che se pur indiziarie, sono state determinanti e lo potrebbero essere anche per la sentenza di appello, prevista per il prossimo sette febbraio. Il Procuratore generale nella sua relazione ha sottolineato che  a mettere Aminta di fronte alla terribile accusa e alle sue responsabilità, la  lettera trovata dalla polizia di Alcamo, accartocciata in una sua borsa, il cui contenuto sarebbe una sorta di testamento: insomma una presunta volontà di farla finita. La dichiarazione dell’ex compagno  Enzo Renda sul contenuto di una telefonata ricevuta la sera prima della morte di Lorenz. E ancora un concitato sms inviato ad un’amica e infine gli esiti delle perizie sul contenuto di quel flaconcino che bevve in piccolo Lorenz. Tesi questa confutata dagli avvocati Lauria e Gruppuso, che basandosi principalmente sugli esiti dell’esame del Dna hanno chiesto l’assoluzione per Aminta.