Alcamo-Isola pedonale e il giallo del Piano traffico

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Il dibattito è aperto ed è arrivato anche in consiglio comunale. Riguarda l’istituzione dell’isola pedonale nel tratto di corso VI Aprile compreso tra Porta Palermo e Piazza Ciullo, istituita dallo scorso primo aprile, h 24, che ha scatenato la protesta di un gruppo di commercianti e di qualche abitante della zona. Manifesti listati a lutto. Ma anche manifesti con i quali commercianti esprimono soddisfazione sull’isola pedonale e ne chiedono il mantenimento. Insomma negozianti spaccati. Delegazioni di negozianti in consiglio comunale in un periodo delicato, come è quello che precede ad Alcamo le elezioni comunali, dove ognuno cerca di tirare acqua al proprio mulino per cercare di raccogliere voti per scalare o tornare al Palazzo di città. Così ad un tratto si scopre che l’isola pedonale sarebbe “illegittima” in base al Piano del traffico. Ma qual’ è questo Piano? A quali anni si riferisce? E’ operativo o scaduto da anni? Un dato è certo: il Comune di Alcamo in due tornate ha speso quasi 100 mila euro per altrettanti Piani, che sono rimasti sulla carta. Facciamo due passi indietro. Anno 1999 al Comune di Alcamo viene consegnato il Piano del traffico redatto dalla Sud Progetti di Siracusa e dalla Simplan di Bologna. Progettisti gli ingegneri Claudio Longo di Siracusa, Tommaso Bonino di Bologna e Gino Pitò di Alcamo. Rimane sulla carta per le solite resistenze di coloro che remano contro ogni cambiamento. Anno 2009 al Comune viene consegnato un nuovo Piano del traffico destinato a garantire, come il precedente, una migliore viabilità. Rendere la città più vivibile anche con tutta una serie di nuovi sensi di marcia e così via. Ebbene va sottolineato che sia il Piano del 1999 che quello del 2009 prevedevano, tra l’altro, “il senso unico in corso dei Mille, l’istituzione dell’isola pedonale permanente in un tratto del corso VI Aprile. No al semaforo tra la via Vittorio Veneto e Corso VI Aprile” e così via. Non se ne fece quasi niente dopo una breve sperimentazione. Insomma in due occasioni sono stati spesi circa 100 mila euro per Piani quasi interamente rimasti lettera morta, ma che prevedevano entrambi l’istituzione dell’isola pedonale. Ora c’è da verificare se il Piano del traffico, (ma quale?), in possesso al Comune sia scaduto da tempo. Pare di si. In genere scade ogni due anni per adeguarlo alle mutate esigenze. E in questo caso se viene fuori che non c’è un Piano efficacemente operativo il commissario Giovanni Arnone ha adottato la delibera per l’isola pedonale nel rispetto delle sue prerogative. Ora le verifiche debbono farle gli uffici comunali per accertare se la delibera sia o meno “illegittima”, prima di qualsiasi passo indietro da parte del commissario. Intanto il comitato “Basta smog” è più che mai deciso a portare avanti in tutte le sedi la battaglia che ha l’unico obiettivo di liberare dai gas di scarico il “corso stretto” e restituirlo alla piena fruizione dei cittadini lanciando iniziative finalizzate all’incremento delle attività economiche della zona. E poi i bilanci si tirano dopo 2-3 mesi. Un altro problema, purtroppo non attenzionato, riguarda i guasti provocati, nel centro storico, dalla movida selvaggia dove in molte strade sembra che nella notte siano passati orde di barbari e dove spesso piazze e strade si trasformano in discoteche all’aperto con gravissimo disturbo per la quiete pubblica e in luoghi di spaccio. E su questo problema, del quale chiedono interventi, controlli e sanzioni, gli abitanti sono tutti d’accordo. Il recupero del centro storico passa, in questo caso, anche dal rispetto di leggi e regolamenti.