Le porte d’ingresso e garage della via Federico II  dal numero civico tre al nove tappate con tavole di legno. In questa strada del centro storico di Alcamo, con gli immobili che si affacciano su piazza Bagolino da dove si può ammirare il panorama dell’intero Golfo di Castellammare, avrebbe dovuto essere la mega villa, l’ultima dimora, dell’imprenditore Vito Nicastri, 61 anni,  soprannominato il “Signore del vento”. La ristrutturazione è stata lasciata a metà per uno degli ultimi investimenti milionari, di un ex elettricista alcamese, che ha iniziato occupandosi di pompe di calore e poi di impianti eolici e fotovoltaici. La villa incompleta.  Così come  una hollywoodiana sala di ricevimenti “Il giardino del sole”, in contrada Gammara  i cui lavori vennero bloccati quando mancavano le ultime rifiniture, sono la metafora della caduta di un salf made man, che secondo gli investigatori ha creato un impero grazie all’appoggio della mafia e soprattutto del sostegno di Matteo Messina Denaro. Per Vito Nicastri, che abita nella via XV Maggio la vita lussuosa è finita da qualche anno. In passato si è potuto permettere di ospitare sul suo mega yatch il cantante Marco Masini, ospite alla festa di compleanno della figlia. Di sponsorizzare campagne elettorali anche se dalla indagini è emerso che non ha mai avuto rapporti col Comune di Alcamo, che alcuni anni fa bloccò suoi progetti. Oggi Vito Nicastri gira per la città a bordo di un ciclomotore. Sembra che trascorra il tempo libero ad aiutare il figlio in una piccola attività. Da tempo quel Vito Nicastri, invidiato da tanti alcamesi con codazzo di cortigiani e a bordo di auto di lusso, conosce la dura legge di essere passato dalle stelle alle stalle. Oggi non ha più alcuna restrizione. I suoi beni stimati in un miliardo e 300 milioni di euro sono stati confiscati. Alcuni anni fa la Corte d’appello di Palermo, sezione misure di prevenzione2 nel confermate la confisca non “contestò contiguità a cosa nostra”. Vito Nicastri, “Il  signore del vento’, come definito dal Financial Times, è stato indicato dai magistrati come ‘vicino’,  il prestanome di Messina Denaro. E per questo, già in passato gli avevano sequestrato beni per un miliardo e 300 milioni di euro. Ora una nuova grana per Vito Nicastri.  E’ stato arrestato durante le indagini seguite alle rivelazioni di Lorenzo Cimarosa, il cugino acquisito da Matteo Messina Denaro, che cinque anni fa ha deciso di collaborare con la giustizia. Lorenzo Cimarosa ha parlato di una borsa piena di soldi, che Nicastri avrebbe fatto recapitare la super latitante di cosa nostra.

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