Un’indagine interna al Comune rischia di far esplodere l’affare-cimitero. Secondo indiscrezioni sta per arrivare a conclusione un lavoro da vera e propria “inchiesta” che ha fatto venir fuori due clamorosi casi di irregolarità. Emerge una presunta attività abusiva per la realizzazione di alcuni “sepolcreti” (tombe di famiglia a 5 posti) e un torbido avviso pubblico con possibili interessi privati. A vario titolo per entrambi i casi sarebbero coinvolti 7 o 8 tra dirigenti e funzionari del Comune che in questa prima fase potrebbero rischiare provvedimenti disciplinari. Storie emerse in momenti distinti ma su cui da tempo aleggiavano pesanti ombre. In ordine di tempo il primo caso è quello del “misterioso” avviso pubblico con cui si mettevano a disposizione dei posti in uno dei cimiteri di Alcamo. Provvedimento molto atteso dal momento che in città si soffre da tempo di una cronica carenza di posti nei camposanto. Un avviso, stranamente a firma di un funzionario e non del dirigente, che aveva fatto discutere tanto che nell’arco di appena 48 ore venne ritirato. Cosa fosse accaduto, nel marzo del 2017, a tutti apparve poco chiaro. Ora vengono a galla situazioni davvero imbarazzanti. Oltre all’avviso in sè, apparso senza criteri ben stabiliti, si scopre che il giorno in cui apparve l’avviso l’ufficio Protocollo, come d’incanto, abbia avviato le sue attività addirittura tre quarti d’ora prima della sua apertura al pubblico. Vicenda su cui ci sono state segnalazioni di cittadini imbufaliti al responsabile anticorruzione, Vito Bonanno, che pare abbia avviato una vera e propria indagine con tanto di audizioni e acquisizioni di documenti. Il registro elettronico del Comune non mentirebbe: i primi protocolli per le richieste di posti sarebbero pervenute addirittura alle 7,45, quando di fatto l’ufficio dovrebbe aprire al pubblico solo alle 8,30. Appare oltretutto impossibile che qualcuno potesse sapere dell’avviso ancor prima dell’apertura degli uffici. Che dietro ci fosse qualcosa di anomalo lo si era capito sin da subito: persino l’assessore all’epoca in carica con delega ai Servizi cimiteriali, Roberto Russo, sollevò il caso. Di quell’avviso non sapeva nulla e chiese spiegazioni per via di una serie di carenze d’informazione: non vi era specificato il numero di posti disponibili, il termine di presentazione delle domande e tanti altri criteri indispensabili per un provvedimento simile. La seconda presunta irregolarità degli uffici nella gestione dei cimiteri è quella emersa invece sulla realizzazione di 5 cappelle fuori terra al cimitero SS.Crocifisso. Storia saltata fuori nel corso del consiglio comunale del febbraio scorso quando venne approvata la variante al piano cimiteriale ma su cui ci furono i rilievi mossi dai consiglieri comunale Francesco Dara e Gino Pitò. Quest’ultimo lamentò che in consiglio venne integrato l’atto con una planimetria che mai era approdata in commissione consiliare, per questo si rifiutò di votare favorevolmente. Planimetria di non poco conto dal momento che al camposanto spuntarono 5 cappelle fuori terra, realizzate con regolare concessione degli uffici, quando invece pare che non fosse possibile perchè consentite solo interrate. Dara parlò addirittura di consiglio chiamato ad approvare nei fatti una “sanatoria”. In quell’occasione ai lavori consiliari era assente il segretario generale Bonanno che però venne informato da alcuni esponenti dell’assise i quali sollecitarono approfondimenti. Spiegazioni che furono chieste agli uffici la cui risposta arrivò dalla dirigente Anna Parrino e dall’istruttore direttivo tecnico Aldo Pameri: “Per ovvie motivazioni tecniche – fu risposto – questi sepolcreti possono essere costruiti in elevazione stante che risulta impensabile poterne prevedere la realizzazione in interrato per le ridotte dimensioni dell’area”.

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