Alcamo: boom di visite al Castello di Calatubo

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In appena tre giornate all’incirca 5 mila visite, tra scolaresche e turisti. E’ stato un vero e proprio boom le giornate del Fai, il fondo ambiente italiano, per le visite al Castello di Calatubo, in grado di ottenere un grandissimo numero di presenze in appena tre giorni di apertura disposte proprio dal Fai. Dopo la prima giornata del venerdì riservata alle scuole, il sabato ci sono state altre mille e 500 visite e poi ieri il gran finale: ben 3 mila presenze all’incirca, secondo quanto ha monitorato l’associazione Salviamo il Castello di Calatubo che ha supportato nelle attività organizzative proprio il Fai. Un’associazione che ha lavorato incessantemente e che proprio attraverso le sue iniziative, come la partecipazione al censimento Fai che ha permesso di raccogliere 72 mila firme per salvare il Castello che si trova in stato di degrado e abbandono, ha permesso di far conoscere la struttura storica in giro per la Sicilia ed anche oltre i confini regionali. Nel corso di questa tre giorni di visite è stato possibile potere ammirare soltanto la cappella annessa al Castello, dal momento che il resto dell’immobile si trova in cattivo stato di conservazione e vi sono seri rischi di crolli, come avvenuto più volte in passato. Il sabato pomeriggio è avvenuta l’inaugurazione dell’apertura e la consacrazione della cappella da parte dell’arciprete della cittadina alcamese Monsignor Ludovico Puma, la domenica invece è stata celebrata la prima messa al suo interno da parte di un sacerdote proveniente dalla vicina Castellammare del Golfo. La bellezza del Castello rischia seriamente di scomparire per effetto del degrado e dell’incuria del tempo. L’immobile, la cui esistenza è datata attorno all’anno mille, cessata la sua funzione militare si trasformò in masseria a controllo del vasto feudo e fino agli anni ’60 era ancora in buono stato di conservazione, grazie al continuo utilizzo dell’antica dimora che, con pesanti interventi di ristrutturazione aveva consentito, comunque, il mantenimento delle fabbriche. Poi l’oblio. La fortezza, ormai abbandonata, divenne un ovile. L’azione distruttiva degli animali, il terremoto del 1968 e l’assenza d’interventi condusse al crollo dei solai e infine delle murature.