Eppur qualcosa si muove. Stiamo parlando della famosa fascia pedemontana, finita oramai diversi anni fa nel turbine del blocco delle concessioni edilizie con tanto di inchiesta della Procura ai danni dei burocrati del Comune. In questi giorni la commissione consiliare ha votato favorevolmente l’atto di indirizzo che a suo tempo era stato approvato positivamente in consiglio comunale sulle linee-guida a cui il Comune deve attenersi nel rilascio delle concessioni edilizie. “Presto arriverà tutto in consiglio” assicura l’assessore all’Urbanistica Vittorio Ferro. Per l’esattezza è passato indenne dal vaglio della commissione il documento del consiglio sullo studio conclusivo con cui si danno degli indirizzi all’ufficio Urbanistica per orientarsi attorno alle intricate vicende che hanno portato alla sospensione di tutte le pratiche di concessione edilizia in questa fascia di territorio di “Alcamo sud”. All’incirca per l’85 per cento di quest’area, che rientra nelle zone B1, B2 e B3, e C1, C4 e C5, la commissione ha decretato che le concessioni edilizie possono essere tranquillamente rilasciate. Nella restante parte, rappresentata dalle zone C2 e C3, invece si dovrà valutare caso per caso ma anche qui la commissione ha dato gli indirizzi a cui potersi attenere per rilasciare o meno le concessioni. Da considerare che una parte marginale, all’incirca il 10 per cento dell’area, invece è vincolata dalle recenti prescrizioni del Piano paesaggistico varato dalla Regione. In particolare il lavoro della commissione si è concentrato sull’interpretazione della “Tavola 1”, varata dal gruppo coordinato dal progettista Giuseppe Cangemi del piano regolatore approvato nel 1997, di cui non si è sino ad oggi tenuto conto sostanzialmente. Ora però questo studio dovrà essere valutato dall’attuale dirigente dell’Urbanistica e dall’ufficio tecnico che dovrà fare proprie queste linee-guida. Da considerare che su questa faccenda rischia grosso il Comune di Alcamo con paventate richieste di danni per decine di migliaia di euro. A minacciarle sono stati nel tempo alcuni titolari di terreni proprio in questa fascia pedemontana, territorio alle falde di Monte Bonifato. Hanno scritto al municipio sostenendo di essere danneggiati dall’attuale fase di stallo della vicenda delle concessioni edilizie ferme a seguito di un ricorso al Tar e all’avvio di un processo per alcuni tecnici privati. Al Settore urbanistica sono giunte delle missive in cui si chiede che il Comune si esprima sulla richiesta di concessione edilizia, quindi dia il suo assenso oppure il diniego a costruire. Al momento la situazione è alquanto imbarazzante: in pratica questi terreni sono stati acquistati come edificabili, tanto che il Comune ha rilasciato regolari concessioni edilizie. Poi però vi fu un’indagine in cui sarebbe emerso che questa fetta di territorio non era edificabile, e gli stessi funzionari del Comune che prima avevano rilasciato le concessioni hanno successivamente dato il loro diniego. Chiaramente per chi ha acquistato quei terreni come edificabili si parla di un danno per decine di migliaia di euro.

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