Pene complessive per 50 anni di reclusione sono state chieste stamane dal pubblico ministero nel processo col rito abbreviato che vede imputati cinque alcamesi tutti ritenuti, dalla Direzione investigativa antimafia, a vario titolo, facenti parte dell’organizzazione di cosa nostra alcamese. I cinque imputati comparsi stamane  a Palermo davanti al Gup, sono Ignazio Melodia per il quale il Pm ha chiesto 14 anni. Salvatore Giacalone, ritenuto il braccio suo destro, dieci anni, Antonino Stella,  originario di Marsala ma residente da tempo ad Alcamo, otto anni. Stessa pena, otto anni, sollecitata per  Filippo Cracchiolo. Per Cracchiolo i difensori hanno chiesto la riqualificazione del reato in concorso esterno in associazione mafiosa. Per Giuseppe Di Giovanni: dieci anni. Fissate per i giorni 16 e 23 febbraio le arringhe dei difensori ed entro la fine del mese sarà emessa la sentenza. Tutti e cinque sono ritenuti dalla Dia, questura di Trapani e polizia di Alcamo, i  vertici della famiglia mafiosa di Alcamo. Un altro esponente il castellammarese Vito Turriciano, ha chiesto il rito ordinario e si trova in carcere per scontare 12 anni, sentenza confermata in appello per l’operazione Cemento del Golfo. I cinque imputati vennero arrestati il 20 febbraio dello scorso anno a seguito dell’attività scaturita dagli esiti dell’operazione “Freezer” che “ha permesso tra l’altro- scrivono gli investigatori- di far emergere una serie di estorsioni a carico di imprenditori locali, nonché il tentativo di cosa nostra di inquinare il libero svolgimento delle ultime elezioni amministrative”. Gli inquirenti ritengono Ignazio Melodia, “u dutturi” per via della sua laurea in medicina, il capo della famiglia mafiosa di Alcamo. Il processo coil rito ordinario è invece iniziato  davanti ai giudici del tribunale di Trapani per gli imputati a piede libero, che ne fecero richiesta. Si tratta del castellammarese Leonardo Palmeri, che ha chiesto la ricusazione di due giudici, che formano il collegio, Leonardo Zanca Roberto Lo Meo e Diego Ruggeri oltre che da Vito Turriciano. L’udienza di ieri a Trapani  è sta aggiornata al 28 febbraio per ascoltare due testi. Numerose le associazioni, titolari alcamesi di un’impresa edile costituitesi parti civili, tra le quali  figurano i comuni di Alcamo e Castellammare.

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