Via Milo resterà anacronistica, 7 anni di chiusura e ultimi mesi di ‘gaffes’

L’annuncio dell’assessore regionale Marco Falcone del superamento dell’impasse che aveva bloccato l’iter per il ripristino della linea ferrata che collega Alcamo Diramazione con Trapani, la via Milo cioè la più breve e celere dell’altra che passa da Castelvetrano e Mazara, ha aperto il dibattito sull’utilità dell’intervento. Il ripristino di una infrastruttura di collegamento, chiusa per alcuni smottamenti più di 7 anni fa, pare certamente doveroso ma l’investimento di 144 milioni di euro, più altri 75 per l’elettrificazione, lasciano alcuni dubbi.

Molti pendolari utilizzano con piacere il treno, questo è vero, e la soppressione della Via Milo ha procurato ulteriori guadagni alle linee di autoservizi in pullman, ma è altrettanto vero che a lavori ultimati la velocità dei convogli migliorerà di pochissimo. Il massimo raggiungibile, come prevede il progetto, sarà di 110 km orari rispetto ai 105 dattuali dell’intero percorso Palermo – Trapani. L’alta velocità nell’altra Italia, quella da Napoli in su, viaggia a medie vicine ai 280.

Altre perplessità riguardano il percorso che rimarrà quello dell’epoca fascista. La linea ferrata dalla costa, vale a dire da Terrasini, si addentra verso Partinico, Poi di nuovo verso zona marinara con Balestrate, Alcamo Marina e Castellammare, quindi Alcamo Diramazione (da dove parte la diramazione Milo) ma alcuni chilometri fuori dalla città e in mezzo a una sorta di deserto. Quindi altre stazioni che, oggi come oggi, non avrebbero motivo di esistere.

Il resto, e qui siamo quasi ai livelli di “Paperissma”, riguarda il fatto che via Milo e la tratta ferroviaria Palermo – Trapani, continua ad essere al centro di gaffes o di falsi proclami. L’ultimo quello dell’assessore Falcone che, dopo la comunicazione del rilascio del parere VIA da parte della commissione ministeriale, ha annunciato che la gara d’appalto potrà espletarsi nel 2021 e che i lavori
termineranno entro fine 2023. Probabilmente la matematica non è il suo forte. Il progetto di RFI, infatti, prevede 1.096 giorni consecutivi di lavoro, vale a dire tre anni e un giorno. Neanche con una gara d’appalto miracolosamente super-celere si potrà evitare che la via Milo venga riattivata entro la fine del 2024. Parlare di un anno prima, ovviamente, fa più effetto dal punto di vista propagandistico.

Lo stesso assessore regionale Marco Falcone, nel settembre scorso,
quando adunò sindaci e deputati regionali all’ex stazione di Segesta per protestare contro il ministero, aveva detto che da Palermo a
Trapani, dalla via Milo, i treni impiegherebbero un’ora e mezzo. Magari fosse vero. Il collegamento dura invece, e lo dicono i quadri orari di Trenitalia, due ore e mezza. Attualmente, da via Castelvetrano, più di 4 ore.

L’altra perla sulla conoscenza, più o meno voluta, delle cose fu invece opera del vice-ministro Giancarlo Cancelleri che in una sua recente visita al sindaco Surdi, a palazzo di città, parlò di progetti e idee per Alcamo Marina anche per la linea ferrata dismessa. Sul litorale alcamese, però, mai alcuna ferrovia è stata dismessa. La cosa sbalordisce ancor di più e lascia senza parole perché Cancelleri non è un politico di Pordenone bensì siciliano e per di più vice-
ministro proprio ai trasporti, quelli che si occupano anche di ferrovie.