Trapani: nuovo stop ai lavori del porto?

TRAPANI – Rischiano di bloccarsi nuovamente i lavori al porto di Trapani. L’operazione “corruptis mores” di ieri, che ha fatto emergere commistioni tra imprenditoria, politica e mafia per una serie di opere pubbliche realizzate a ridosso del grande evento velico della “Louis Vuitton cup” del 2005 a Trapani, ha messo in evidenzia il vecchio trucchetto dell’utilizzo di materiale scadente per lucrare e dividere i profitti. Tra le opere pubbliche realizzate figura proprio il già molto discusso Molo Ronciglio e della risistemazione completa dell’area portuale per 45 milioni di euro. E non solo: gli imprenditori Morici, padre e figlio, citati nell’inchiesta, hanno anche messo le mani su altri importanti appalti nella vicina Erice: si tratta di due diversi stralci di rifacimento della rete fognante per 15,5 milioni di euro e la funivia che collega la Vetta a Trapani per 8,7 milioni. “Ciò è preoccupante – è l’allarme del sindaco ericino, Giacomo Tranchida – se fossero stati utilizzati anche in questo caso materiali scadenti per possibili futuri cedimenti delle strutture realizzate. Riteniamo improcrastinabile disporre ulteriori accertamenti e verifiche tecniche e costruttive, oltre che per un debito di sicurezza in quanto possibile, ma anche per una probabile costituzione quale parte civile e in danno, non solo di immagine, nei confronti degli autori di tali eventuali misfatti”. Oggi si scopre che gran parte di questi lavori fu decisa a tavolino da un cartello di imprese gradite a Cosa Nostra.  I Morici sono, per la nuova mafia, gli imprenditori tipo: incensurati, insospettabili (anche se in verità il loro nome risultava in diverse indagini antimafia degli ultimi dieci anni, ma nei salotti buoni di Trapani la cosa passava sotto silenzio). L’ex sindaco Mimmo Fazio, all’epoca dei fatti primo cittadino, si tira fuori da ogni responsabilità: “Il Comune con gli appalti dati non c’entra nulla – dice – perché a Trapani tutto fu gestito dall’autorità portuale”. I lavori al molo Ronciglio si bloccarono nel 2007, e sono ripresi lo scorso anno, perché emersero delle irregolarità nello smaltimento dei fanghi. L’intoppo era stato superato dopo un’approfondita interpretazione della norma ma ora la procura dovrà valutare se bloccare tutto. La magistratura sicuramente avvierà nuove verifiche nel cantiere per capire che materiale si sta utilizzando e in base a ciò poi dovrebbe essere presa una decisione. Il sindacato di polizia del Siulp pone anche il problema investigativo: “Gli organi investigativi – sottolinea il segretario provinciale Antonio Cusumano – devono essere sostenuti fornendo nuove tecnologie investigative”