Trapani: divieti caccia, “categoria vessata”

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“Dal TAR una durissima batosta per la caccia siciliana. Adesso è indispensabile che la Regione ristabilisca la giusta gerarchia di valori e il pieno rispetto delle regole, o in Sicilia non si caccia più”. Lo dichiara la Lipu all’indomani della sentenza del Tar Sicilia-Sezione Prima che ha bocciato il calendario venatorio 2012/13 per mancanza del piano regionale faunistico, per assenza della valutazione ambientale strategica e della valutazione di incidenza, per violazione della normativa a tutela dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale. “Quella decretata dal Tribunale amministrativo siciliano – afferma Nino Provenza della Lipu Sicilia – è una sconfitta secca e senza riserve non soltanto su molti e fondamentali aspetti tecnici che riguardano il calendario venatorio dello scorso anno ma anche e soprattutto sul modello con cui la Regione ha gestito l’attività venatoria negli ultimi anni, calpestando la normativa nazionale, bypassando le regole comunitarie. In sostanza, dice il Tar, la Regione ha favorito indebitamente la caccia e danneggiato fauna e ambiente, che pure sono valori dotati di “protezione costituzionale e di tutela da parte del diritto UE”. In provincia di Trapani la notizia viene accolta con grande scoramento dai tantissimi cacciatori. La categoria già lamenta che il territorio è anzi fortemente difeso e protetto sotto questo aspetto. In base infatti a quanto disposto dalla Regione l’esercizio venatorio è vietato alla riserve naturali di “Bosco di Alcamo”, “Zingaro”, alle “Saline di Trapani”, a “Monte Cofano” di Custonaci, alla Foce del fiume Belice e dune limitrofe”, ed ancora alle Isole dello Stagnone di Marsala”, alla “Grotta Santa Ninfa”, Lago Preola e Gorghi Tondi”, nell’isola di Pantelleria ed in altre aree ancora tra Salemi, Mazara del Vallo, Partanna e Castelvetrano. “A questo punto – continua Provenza – è indispensabile che la Regione cambi radicalmente registro, a partire la nuovo calendario venatorio: prenda sul serio i pareri dell’Ispra e li rispetti, tuteli le specie in stato di conservazione non favorevole, riduca i tempi di caccia, si adeguati sotto il profilo della tutela dei siti di rete Natura 2000, insomma adotti tutte le misure necessarie a che l’interesse della natura prevalga, come è giusto, su quello parziale e secondario dell’esercizio venatorio. O così, o impugneremo tutto, fino a far chiudere la caccia in Sicilia”.