Trapani, confisca da tre milioni di euro

Ultimata questa mattina l’esecuzione del decreto di confisca emesso il 4 dicembre scorso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani nei confronti di Vito Tarantolo, imprenditore edile di 57 anni.

Il provvedimento di oggi riguarda l’intero compendio aziendale delle società “S.M.G. Costruzioni” e “Il Melograno” entrambe srl con sede a trapani, per un valore complessivo quantificato in circa 3 milioni di euro. Dalle indagini è emerso il rapporto che lega le due società confiscate; in particolare, si è ritenuta l’impresa “S.M.G. Costruzioni” continuatrice, sotto un’altra denominazione sociale, delle iniziative speculative edilizie de “Il Melograno”, società in passato sottoposta a sequestro preventivo in quanto riconducibile al boss mafioso trapanese Vincenzo Virga.

La confisca odierna rappresenta la naturale prosecuzione delle operazioni eseguite nel settembre 2012 e 2013, sempre dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura e dal locale Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, nel corso delle quali vennero complessivamente sottoposti a sequestro anticipato: 82 beni immobili tra ville e appartamenti; 33 beni mobili tra autovetture di lusso, furgoni, mezzi meccanici; 18 quote societarie; 2 società; 37 conti correnti e rapporti bancari per un valore totale di 25 milioni di euro. Tutto nelle disponibilità di Vito Tarantolo, ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, con una condanna patteggiata a un anno e sei mesi emessa nel 2004 per favoreggiamento di uomini legati al capo del mandamento mafioso di Trapani Vincenzo Virga; coinvolto negli anni in numerose indagini relative all’assegnazione di appalti a favore di imprese che avevano collegamenti con esponenti della criminalità organizzata.

Le proposte del questore per l’applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale a carico di Tarantolo, sono state redatte ai sensi del Testo unico antimafia, a conclusione di indagini patrimoniali ed analisi criminologiche condotte tra il lontano 1996 ed oggi, anche nell’ambito dei vari procedimenti penali pendenti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, da cui era evidente come, “dall’occulta società con altolocati soggetti organici alla mafia, alla pilotata aggiudicazione degli appalti fino alla decisiva “copertura” di Cosa Nostra per condivise, lucrose iniziative economiche, – scrive la Questura – quasi tutto lo spettro della normativa antimafia in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali involgesse la figura del TARANTOLO Vito, quale espressione prototipica della vocazione imprenditoriale di “Cosa Nostra” nel Capoluogo trapanese”.