Trapani: Confindustria espelle i Morici

TRAPANI – Fuori da Confindustria. Gli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici sono stati sospesi da ogni carica all’interno dell’associazione degli industriali. E’ stato applicato il codice etico che si è dato da qualche tempo Confindustria in tutta la Sicilia, decidendo così di fare fuori i due associati che sono al centro di una grande inchiesta antimafia che ha scoperchiato presunti appalti pilotati in una commistione tra politica, imprenditoria e mafia. “Nel rispetto del codice etico e delle regole che ci siamo imposti diversi anni fa – afferma il presidente di Confindustria Gregory Bongiorno – abbiamo avviato un procedimento di sospensione in attesa che si chiariscano le loro posizioni”. Secondo gli investigatori, Francesco e Vincenzo Morici sarebbero stati vicini alla mafia e grazie a uomini di spicco di cosa nostra avrebbero ottenuti numerosi appalti quando fu realizzato a Trapani la grande manifestazione velica della Louis Vuitton Cup. Su tutti l’appalto per la ristrutturazione del porto per un valore di ben 45 milioni di euro. Dalle intercettazioni, che hanno portato nei giorni scorsi al maxisequestro da 30 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta “Corruptis moris”, è emerso che l’impresa compiacente avrebbe utilizzato del materiale scadente per lucrare e poi evidentemente per spartire gli utili con l’aiuto anche della politica ai vari livelli. L’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio, all’epoca dei fatti in carica da primo cittadino e oggi deputato regionale, ricorda anche dei lavori di messa in sicurezza della fascia costiera che non si sono conclusi con gli interventi per la realizzazione della soffolta, ma si sarebbero dovuti eseguire altri lavori, con il finanziamento appositamente ricevuto dal Ministero dell’Ambiente, per rinforzare la barriera: “Lavori ancora non realizzati, nonostante le mie ripetute sollecitazioni ed ordinanze, – afferma Fazio – ma per i quali, mi risulta, si stanno procedendo alla definizione della progettazione. Se le indagini dovessero accertare che il materiale utilizzato, che, per quanto mi risulta, era composto da massi, non era quello previsto dal capitolato o se fossero accertate irregolarità, quali mancanza di autorizzazioni e quant’altro, auspico che il Comune decida di costituirsi parte civile in un eventuale processo ed avvii appositi accertamenti su eventuali omissioni e complicità da parte di chi per legge è tenuto a controllare l’attività delle ditte appaltatrici nel corso dei lavori. Sono certo che l’attuale amministrazione si muoverà in tal senso”.