Tentato suicidio ad Alcamo

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Pomeriggio di intensa attività quello di ieri per gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Alcamo. Nel primo pomeriggio era arrivata al 113 un’allarmante telefonata: una concitata voce maschile riferiva in maniera lapidaria di volersi togliere la vita per aver perso il lavoro.

Risaliti immediatamente all’identità, gli agenti hanno contattato i familiari che confermavano lo stato di prostrazione con il quale si era allontanato, F.G., queste le sue iniziali, di appena 20 anni, sposato e padre di una bambina di due mesi.

I familiari avevano confermato che il ragazzo si era allontanato per aver appreso la possibilità di un eventuale licenziamento dallo studio di fisioterapista espletato nell’azienda familiare.

Frenetica l’attività di ricerca del giovane, anche con l’ausilio di strumenti tecnici finalizzati al rilevamento geografico della posizione della cella di aggancio del suo cellulare, che hanno dato esito negativo fino al tardo pomeriggio.

La svolta quando il cellulare è risultato raggiungibile e quindi è stato possibile instaurare un contatto telefonico con il 20enne. Con voce flebile – secondo quanto riferito dallo stesso Commissariato – il ragazzo affermava che l’intento suicida era già in fase esecutiva, perché aveva: “i piedi in acqua, anzi nella melma delle acque reflue della fognatura”.

L’affermazione ha indirizzato i poliziotti verso un canale di scolo delle acque reflue in transito verso il depuratore. Il giovane è stato ritrovato privo di sensi, adagiato su una sporgenza della roccia del canale, con l’acqua che lo copriva fino alla vita, a due metri dal manto stradale. Recuperato, con non poche difficoltà, il corpo esanime – anche con l’aiuto di automobilisti di passaggio – il giovane è stato portato immediatamente presso il locale pronto soccorso, dove è stato riscontrato lo stato confusionale e un principio di assideramento.