Tartarughe marine tornano a nidificare a Petrosino e a Trappeto. Schiusa prevista entro ferragosto

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I nostri litorali hanno buone qualità ambientali. Lo conferma, negli ultimi anni, il proliferare in Sicilia occidentale di nidi di tartarughe caretta caretta. Nel trapanese, sulla spiaggia di Petrosino, nei pressi di lido Biscione, la segnalazione di alcuni cittadini ha fatto intervenire il WWF e la Capitaneria di Porto di Marsala che hanno proceduto alla messa in sicurezza dell’area interessata dalla deposizione. Il network Tartarughe del WWF, autorizzato dal Ministero per l’ispezione dei nidi, ha poi confermato la presenza delle uova. Sul litorale petrosileno, dopo un’assenza di quasi 20 anni, nel 2017 le caretta-caretta hanno ripreso a fare i loro nidi. Situazione che adesso si ripresenta quasi ogni anno. Anche a Trappeto una tartaruga ha deposto le uova in una zona di spiaggia fra il porticciolo e piano inferno. Nello stesso identico luogo interessato quattro anni fa da una deposizione, forse da parte dello stesso esemplare. A scoprire il nido sono stati alcuni volontari che, di questi tempi, stanno setacciando gli arenili della zona.  A segnalare la deposizione è stato l’ex presidente della Corte dei conti Giuseppe Aloisio che ha contattato gli esperti del Wwf della Sicilia occidentale Giuseppe D’Asaro e Francesco Paolo Palazzo. L’area è stata così recintata e sono stati impiantati i necessari cartelloni al fine di proteggere l’area della deposizione. Adesso, sia a Petrosino che a Trappeto si attende la schiusa delle uova e la nascita delle piccole tartarughine: prevista un’attesa che va dai 45 ai 60 giorni. La stagione riproduttiva delle tartarughe marine comincia a fine maggio e, dopo un mese e mezzo, sono almeno cento i nidi censiti, messi in sicurezza e sorvegliati dal network tartarughe marine del WWF, in coordinamento con le istituzioni (Guardia costiera e Ripartizioni faunistiche) o con altre associazioni. La parte del leone la fa, come sempre, la Sicilia che conta oggi ben 79 nidi di caretta caretta seguiti dei volontari. Più della metà fra le province di Siracusa e Ragusa. Il resto nei litorali del trapanese, del palermitano e dell’agrigentino.