“Superiori”, Lagalla fa ordine. 8 e 9 in DAD, da lunedì in aula al 50%. Caos per i pendolari

Da venerdì in Sicilia si ritorna a scuola. Dovrebbero farlo certamente bambini e insegnanti dell’infanzia, delle elementari e prime medie. Il condizionale è comunque d’obbligo perché su questo argomento sta regnando sovrano il caos. Fermo restando che le scuole per i più piccoli riprenderanno a funzionare come hanno fatto da settembre e fino a dicembre, quindi n in presenza, tranne novità dell’ultimora, le segreterie e i dirigenti degli istituti superiori hanno rischiato di andare organizzativamente in tilt. Giornate frenetiche fra organizzazione dei turni e redazione di circolari che vengono scritte e poi strappate perché arrivano nuove disposizioni.

A mettere un punto al caso e al nocciolo principale della questione, le lezioni in presenza, ci ha pensato l’assessore regionale all’istruzione, Roberto Lagalla, che nella serata di ieri sera ha preso la sua decisione. Gli studenti superiori, venerdì e sabato, seguiranno le lezioni in DAD, quindi con didattica a distanza, mentre da lunedì rientreranno in classe ma soltanto al 50%. Insomma anche la Sicilia ha recepito l’ultimo DPCM notturno che prevede il ritorno nelle aule delle superiori lunedì 11 gennaio e soltanto al 50% della capienza delle classi dopo cje per settimane aveva sempre sostenuto il 75%.

Adesso, finalmente, studenti delle superiori e famiglie sapranno cosa fare anche se i dubbi e il caso non sono per nulla finiti. Le ultime disposizioni del governo nazionale hanno infatti imposto alle ditte di autoservizi che trasportano studenti di incrementare i mezzi per farli viaggiare al massimo al 50% della capienza. Gli istituti scolastici superiori dovranno quindi rimodulare l’inizio della prima ora per attendere la seconda corsa dei pendolari. Possibili, quindi, due turni di avvio delle lezioni. Anche qui però le stesse aziende dei pullman non hanno ancora comunicato alle segreterie scolastiche i nuovi orari.

Insomma un vero caos organizzativo ma anche tanti interrogativi sull’opportunità di mandare in classe i ragazzi dai 13 ai 18 anni. In pratica dopo le festività, che in un modo o nell’altro hanno certamente creato contatti fa i giovani, le scuole si ritroverebbero ad aprire proprio quando potrebbero arrivare gli esiti di eventuali incontri o pranzi comuni. Il buon senso indicherebbe invece, come data più appropriata, l’uno di febbraio. Il ministro Azzolina e il suo vasto parterre di esperti e scienziati la pensano però diversamente e, per di più, all’insegna del caos più assoluto.