Strage di Alcamo Marina, si decidono i primi risarcimenti

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Si conoscerà a giorni la decisione della Corte d’Appello di Catania sulla richiesta di risarcimento dei danni per Vincenzo Ferrantelli, una delle persone accusate e condannate  ingiustamente per la strage nella casermetta di Alcamo Marina, dove nel gennaio del 1976 vennero trucidati nel sonno due carabinieri. I giudici hanno iniziato la camera di consiglio per emettere la sentenza sulla richiesta di 12 milioni di euro, per tutto quello che ha passato Ferrantelli . Per quanto riguarda Gaetano Santangelo, all’epoca minorenne, stessa richiesta formulata dai difensori Pardo Cellini e Saro Lauria, la Cassazione esaminerà il ricorso il prossimo quattro novembre. Ferrantelli e Santangelo, che fuggirono in Brasile rifacendosi una vita, già sono stati liquidati un milione e 100 mila euro per  ingiusta detenzione.  Consegnata, invece,  nei giorni scorsi alla stessa Corte, la relazione dei periti per quantificare i danni causati a Giuseppe Gulotta, che aveva 18 anni, lavorava come muratore, quando i carabinieri lo andarono a prelevare a casa per incriminarlo di un duplice omicidio mai commesso e per il quale ha scontato oltre 22 anni di carcere. Per Gulotta  i difensori hanno chiesto un risarcimento di 59 milioni. A breve la sentenza.  Sempre davanti ai giudici catanesi gli avvocati Lauria e Pardo Cellini hanno depositato la richiesta di risarcimento per 60 milioni a favore di Giuseppe Mandalà il bottaio di Partinico, che morìin carcare mentre stava scontando una lunga pena detentiva. In un magazzino e i misteri si aggiungono a misteri irrisolti, vennero trovate le divise dei carabinieri asportate dalla casermetta di Alcamo Marina. Mandalà riferì che non ne sapeva nulla e che qualcuno le avrebbe nascosto per depistare le indagini. I giudici non gli cedettero e venne condannato all’ergastolo, ora annullato con la revisione del processo. La strage di Alcamo Marina rimane avvolta nel mistero e quello che appare oggi certo, confortato da sentenze della Cassazione che Gulotta, Ferrantelli, Santangelo e Mandalà con quell’ efferato delitto non c’entravano affatto.