Sequestro a boss del mandamento jatino

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Beni per oltre 4,3 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Palermo a un imprenditore agricolo di 63 anni, Giovanni Simonetti, arrestato due anni fa per associazione mafiosa e poi condannato a dieci anni di carcere. Il patrimonio ingente, costituito da terreni, appartamenti, fabbricati rurali e varie disponibilità finanziarie è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso ai sensi del Codice delle leggi antimafia, dal Tribunale di Agrigento-Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. L’imprenditore è stato condannato per aver fatto parte, in concorso con boss del calibro di Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Michele Traina ed altri, di Cosa nostra e segnatamente della cosca agrigentina di Casteltermini. L’appartenenza alla famiglia mafiosa ha trovato riscontro nelle dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia, secondo i quali l’imprenditore avrebbe favorito la latitanza di diversi boss di Cosa nostra, come Salvatore Fragapane, già rappresentante provinciale di Agrigento, arrestato nel 1995 dopo una latitanza durata tre anni, di Giuseppe Cammarata di Riesi e Raimondo La Mattina di Campofranco. Dopo l’arresto di Fragapane, l’imprenditore avrebbe consolidato la propria posizione all’interno dell’organizzazione mafiosa diventando per il territorio di Casteltermini uno dei punti di riferimento della cosca per conto della quale avrebbe anche mediato nella gestione del pizzo imposto ad una impresa edile di Favara, impegnata nelle opere di ammodernamento della S.P. 20 Casteltermini-San Biagio. Sulla base di queste risultanze, le disponibilità patrimoniali e finanziarie tracciate dalle Fiamme Gialle, acquisite nel periodo in cui l’imprenditore partecipava alle attività illecite della cosca, risultate sproporzionate rispetto ai suoi redditi dichiarati ed ufficiali, sono state ritenute di origine illecita e pertanto il Tribunale di Agrigento ne ha disposto il sequestro ai sensi del Codice delle leggi antimafia. Tra i beni in sequestro appartamenti, numerosi terreni agricoli e fabbricati rurali ubicati a Casteltermini, oltre a disponibilità finanziarie (conti correnti e di deposito a risparmio) del valore complessivo di 4,3 milioni di euro.