Segesta, si avvia l’intesa fra Comune e Parco. Concessi locali per reperti e centro didattico

da sinistra: sindaco Accardo, direttore Giglio e assessore Bonì

Dopo decenni proclami e intenzioni mai del tutto concretizzati, finalmente arriva un accordo tra l’amministrazione comunale di Calatafimi, diretto dal sindaco Nino Accardo, e l’ente parco archeologico di Segesta, guidato dal direttore Rossella Giglio. I reperti recuperati nel sito segestano saranno portati all’interno della città di Calatafimi al fine di far nascere un centro didattico. L’Amministrazione Accardo ha già sottoscritto la delibera per concedere in comodato d’uso all’Ente Parco un locale sito in Via Tiro a Segno che per il momento sarà utilizzato come deposito per i numerosi reperti.

La nascita del centro didattico e di un’esposizione di reperti, documenti e cimeli che rappresentano la storia calatafimese, sarà presto concretizzata dalla collaborazione tra amministrazione comunale ed Ente Parco. La giunta Accardo opterebbe per il Museo Entro Antropologico (nell’ex Convento San Francesco da poco ristrutturato) in modo da riuscire a creare un percorso
museale degno di nota che possa riuscire ad attrarre i circa 300.0000 visitatori annuali del Parco Archeologico.

Circa dieci anni fa la giunta Cristaldi aveva avviato un’intesa simile con Segesta che però poi naufragò. Un percorso che adesso mira a mettere in rete le tante stupende attrazioni della città calatafimese attraverso anche la collaborazioni con le associazioni, da sempre motore della città, le aziende locali, gli operatori del turismo, i proprietari di strutture alberghiere e di alloggio.

“Oggi, – ha detto l’assessore al turismo Eliana Bonì –
grazie alla continua e fattiva collaborazione con la direttrice del parco archeologico di Segesta, dottoressa Giglio si aggiunge un altro tassello ad un percorso che vede un moto inverso: Segesta che si avvicina al centro di Calatafimi. Segesta è un qualcosa che ci appartiene a livello identitario e il mio auspicio rimane sempre quello di poter accorciare le distanze geografiche che per troppo tempo ci hanno visto periferia di uno dei più incantevoli siti archeologici della Sicilia”.