Reti EAS, Tar e vuoti legislativi. La Regione insedia “tavolo”

“La Regione Siciliana, nelle sue varie articolazioni, dovrà farsi carico del problema della gestione del servizio idrico nei comuni in cui operava l’Eas”. Lo afferma la prima sezione del TAR, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, nella sentenza che ha accolto il ricorso presentato da alcuni comuni del trapanese, anche Castellammare del Golfo, Erice e Salemi.

Il provvedimento è stato recapitato adesso ai comuni interessati e annulla quanto precedentemente adottato dall’assessorato all’Energia e dal commissario ad acta designato dall’amministrazione regionale, Francesco Riela, che imponevano alle amministrazioni comunali la presa in carico della rete idrica in vista della definitiva liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani.

Una vicenda lunga e ingarbugliata che ruota anche su un altro aspetto: l’illegittimità dell’art 4 della legge regionale di stabilità del 2017 dichiarata, con sentenza del novembre scorso, dalla Corte Costituzionale. Si tratta proprio della norma che imponeva ai comuni siciliani di subentrare all’Eas nella gestione del servizio idrico prendendo in consegna reti e impianti.

Insomma sentenze e ricorsi hanno quasi fatto risuscitare, almeno sulla carta, l’ente acquedotti siciliani che era da tempo morto e sepolto, anche in fase di liquidazione coatta. Si è creata anche una vacatio legislativa sulla quale la Regione dovrà intervenire in maniera rapidissima. Per fare questo si è già insediato un apposito tavolo, presieduto dal governatore Nello Musumeci, del quale fa parte anche il sindaco di Castellammare del Golfo, Nicola Rizzo, in qualità di presidente dell’ATI Idrico. L’organismo sta già studiando una nuova legge che ristrutturi la governance idrica dell’isola abolendo i vari ATI provinciali e varandone soltanto uno regionale che poi abbia, al suo interno, le varie strutture territoriali periferiche.