Polizia e Finanza sequestrano beni mobili e immobili a imprenditore edile nel trapanese

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Gli uomini della Polizia della Divisione Anticrimine della Questura e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani hanno eseguito il sequestro di beni mobili e immobili emesso lo scorso 11 settembre dalla Sezione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani nei confronti dell’imprenditore edile di Gibellina ma residente a Erice Vito Tarantolo, 69 anni. Si tratta di due società,la Elimi Costruzioni e la Tarantolo Vito & C. entrambe con sede a Trapani, compresi i pertinenti complessi aziendali, organi e quote sociali, conti correnti e rapporti bancari e postali di qualsiasi natura.

 

Il tribunale della Sezione delle Misure di Prevenzione di Trapani lo scorso 24 settembre 2012 aveva disposto la sospensione dell’amministrazione e il sequestro del capitale sociale in parziale accoglimento alla proposta del Questore dello scorso 6 agosto del 2012 dopo una serie di indagini criminologiche e patrimoniali svolte dalla Polizia e dalle Fiamme Gialle. Il provvedimento dell’11 settembre di quest’anno è dunque il risultato della prosecuzine d’indagine della precedente quando furono posti a vincolo di sequestro anticipato 82 beni immobili, 33 bemi mobili, 3 società, 18 quote societarie, 37 conti correnti e rapporti bancari sottoposti a amministrazione giudiziaria. Lo scorso 27 settembre del 2012 il sequestro aveva riguardato gli interi complessi aziendali, dicono alla Questura e al Comando Provinciale della Guardia di Finanza della Co.Ge.T srl, della Soc. Consortile Cogeco Soc. Coop. e la ditta individuale Tarantolo Vito nonchè delle quote sociali di diverse società quali la tarantolo Vito e C., la Elimi Costruzioni, la Ipac di Gentile G. & C., la Marconi, la Monte San Giuliano, la Porto San francesco, la San francesco, la Gav Costruzioni e la Imedil.

 

 

Le proposte di sequestro del Questore di Trapani per l’applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale a carico di Vito Tarantolo sono arrivate a conlcusione delle indagini patrimoniali e le analisi criminologiche condotte sulle acquisizioni degli organi di Polizia Giudiziaria tra il 1996 e il più recente periodo anche nell’ambito dei vari procedimenti penali pendenti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo dove si era evidenziato “come dall’occulta società con altolocati soggetti organici a Cosa Nostra, dicono alla Questura, alla pilotata aggiudicazione degli appalti fino alla decisiva copertura di Cosa Nostra per condivise, lucrose iniziative economiche involgessero la figura di Vito Tarantolo quale espressione prototipica dela vocazione imprenditoriale di Cosa Nostra del Capoluogo Trapanese.”