Piera Maggio scrive al Papa

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Nove anni fa – era il 1° settembre del 2004- spariva nel nulla, a Mazara del Vallo, la piccola Denise Pipitone, a soli quattro anni. Ma la madre, Piera Maggio, non si rassegna e lancia un accorato appello a Papa Bergoglio chiedendo l’intervento del Vaticano in favore delle iniziative finalizzate alla ricerca dei minori scomparsi. “Chiedo al Papa d’intervenire direttamente per favorire tutte quelle iniziative che attendono solo una forte spinta per poter essere avviate. Al suo spirito di uomo magnanimo e gentile, che tanto ha a cuore i bambini, mi rivolgo per un incontro positivo. Quado ci sono in gioco le vite dei bambini l’ora cede il passo al labora. Sono certa che Papa Francesco potrà capire le mie parole e la necessità di fare qualcosa”. La bambina al momento della scomparsa giocava sul marciapiedi davanti a casa, all’angolo tra le vie Castagnola e La Bruna, alla periferia di Mazara del Vallo. Dalle indagini sul rapimento è scaturito il processo che ha visto imputata di sequestro di minore la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, figlia di Piero Pulizzi, padre naturale della bambina, all’epoca minorenne, che si è concluso solo lo scorso giugno con l’assoluzione della ragazza, per la quale i pubblici ministeri avevano chiesto una condanna a 15 anni di carcere. È stato, invece, condannato a due anni l’ex fidanzato della ragazza, Gaspare Ghaleb, 28 anni, accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero. Ad oggi dunque ancora nessun colpevole è stato individuato per il rapimento della piccola. “Da oggi – dice Piera Maggio – qualcosa cambia in me e nel mio modo di esprimermi pubblicamente. Sono in attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado e sono pronta ad impugnarla. Credo che ormai non sia più necessario fornire ulteriori prove o spiegazioni. Per chi segue da anni questa vicenda non vi sono fatti poco chiari. Semmai in passato avessi potuto avere dubbi (e non ne avevo) oggi ho solo certezze. E come me tutte le persone, i cittadini perbene, che hanno la consapevolezza dei fatti avvenuti, anche se nessuno ancora lo può rendere manifesto”.