Partinico: muore l’ex moglie e viene assolto

La Costituzione e la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo “salva” un partinicese finito sotto processo per essere stato accusato dalla moglie di minacce di morte, molestie ed ingiurie. Il suo legale, Fabio Bosco, appellandosi proprio a questi principi legislativi è riuscito a far assolvere il suo assistito per “mancanza di prove”. Un escamotage giuridico, se così si può definire, che riesce ad evitare il carcere a G.R., residente a Partinico e finito sotto processo dopo la denuncia dell’ex moglie. Ma è stato proprio il decesso di quest’ultima a far cambiare volto al dibattimento in tribunale. La storia è di quelle che si consumano nelle quattro mura domestiche, con la donna, L.D.S. di Borgetto, che sostiene di essere stata vittima della violenza dell’ex marito. Una relazione coniugale che da idilliaca si trasforma in un inferno. La presunta vittima, alle forze dell’ordine racconta il suo calvario: sostiene si essere stata molestata dall’ex marito, ingiuriata e persino minacciata di morte. L’iter giudiziario ha inizio nel 2010 quando per l’appunto la donna trova il coraggio di andare a raccontare tutto alle forze dell’ordine. Il problema è che nel corso del dibattimento la presunta vittima muore ed il codice penale prevede che in questi casi la querela entri a far parte del fascicolo del dibattimento, diventando una prova “schiacciante”. In pratica per l’uomo il rischio concreto è che si aprissero le porte del carcere. L’avvocato Bosco però ha messo in evidenza però altri aspetti giuridici nel corso del dibattimento davanti alla sezione penale del tribunale di Palermo: “Sia l’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, sia l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo affermano un principio – precisa il legale – e cioè che il processo deve essere equo, situazione che non ricorre quando la condanna si basi unicamente o in misura determinante su dichiarazioni rese da una persona che l’imputato non ha potuto esaminare”. Sulla base proprio di questo presupposto l’avvocato di G.R. ha fondato la sua tesi. E’ stato così evidenziato che secondo la difesa “non vi erano significativi elementi di riscontro alle dichiarazioni”. In pratica testimonianze poco chiare e prove inconfutabili. La terza sezione penale del tribunale palermitano, presieduta dal giudice Giancarlo Tempra, ha quindi assolto l’imputato per mancanza di prove. il pubblico ministero che aveva condotto l’inchiesta aveva invece chiesto 3 mesi di reclusione. Ora si attendono i canonici 90 giorni per sentire la motivazione di questa assoluzione.