Partinico: commercio da “profondo rosso”

La crisi ha investito in pieno la città. Secondo i dati dell’ufficio Commercio del Comune oramai da tre anni consecutivi si registra un saldo negativo tra aperture di nuove attività e cessazioni. Nel 2010 sono state 68 le nuove attività, di contro però ne sono state chiuse 72. L’anno seguente a fronte di 64 nuove aperture ci sono state 68 cessazioni. Nel 2012 la peggiore perfomance: appena 45 nuove attività, ben 58 saracinesche abbassate. D’altronde questo stato di crisi è lampante ed evidente: lo evidenzia il salotto commerciale della città. Tra Corso dei Mille e via Francesco Crispi si registra un negozio chiuso ogni due aperti. Una proporzione davvero sconcertante che non ha probabilmente precedenti. Mentre prima si facevano le corse per accaparrarsi anche un angusto negozietto nel centro storico, oggi invece la realtà è ben diversa. Analizzando soltanto il nucleo centrale di Corso dei Mille, dall’intersezione con la via Papa Giovanni XXIII sino alla via Castiglia, si contano 42 negozi aperti a fronte di ben 28 locali chiusi. Non va meglio in via Francesco Crispi, dove di recente il Comune ha investito 3 milioni di euro per la totale ripavimentazione e l’arredo artistico: qui sono 40 i negozi attivi contro le 16 saracinesche abbassate. Complessivamente, quindi, in appena una manciata di metri, si possono contare 82 negozi aperti e 44 chiusi. In sostanza siamo ad un tasso oltre il 30 per cento di locali sfitti o comunque non utilizzati. Le insegne “vendesi” o “affittasi” si sprecano e il loro stato ingiallito fa capire che da mesi, se non anni, questi immobili non riescono ad essere piazzati sul mercato. A capitolare anche storici marchi, come la prestigiosa “Linea 53” nel settore dell’abbigliamento. Un’attività aperta ben 42 anni fa e che oggi ha deciso di spegnere l’insegna: “Quali le cause? – dice il titolare Roberto Spata- La crisi economica principalmente, i costi di gestione, le tasse, una situazione malcontento generale e l’abbigliamento è il settore più in crisi”. Un vero e proprio marchio che negli anni d’oro contava in via Crispi ben quattro punti vendita e 15 dipendenti. Il primo negozio che mise in città in commercio i jeans e le felpe di marca: “I primi segnali di crisi già li avevo notati 3-4 anni fa – dice Spata -. Sentivo che stavamo entrando in un vicolo cieco e così è stato”. Le organizzazioni di categoria locali chiamano in ballo le istituzioni, come la Confcommercio, che ha in questi anni sempre additato i governi regionale e nazionale per non avere adottato sino ad oggi misure anticrisi davvero efficaci. Un insieme di fattori ha determinato la crisi del commercio partinicese.