Partinico, arrivano in Comune gli ispettori del Viminale. Si cercano condizionamenti mafiosi

Al lavoro a Partinico una commissione di tre ispettori per verificare se l’attività amministrativa, negli ultimi anni,, abbia subito o meno condizionamenti da parte dei clan della mafia. I funzionari ispettivi sono stati inviati dal ministero dell’Interno. Una commissione composta da un ufficiale dei carabinieri, uno della Guardia di finanza e un commissario di polizia accompagnati da un funzionario della prefettura  si è già messa al lavoro per verificare se l’attività amministrativa, negli anni passati, abbia subito condizionamenti da parte della mafia.

L’impulso sarebbe arrivato da un grosso lavoro del comando provinciale dei carabinieri che avrebbe messo sotto la lente l’attività del Consiglio comunale, dell’ex sindaco Lo Biundo e del commissario che hanno amministrato negli ultimi anni Partinico. Il territorio è stato sempre strategico per la mafia perché si trova a solo mezz’ora d’auto da Palermo e fa da spartiacque fra due province.

Negli anni d’oro dei corleonesi il territorio partinicese era comandato dai vitale, detti Fardazza,  e la cittadina venne ribattezzata la “Medellin d’Europa” per via della molto diffusa coltivazione di canapa indiana, attività rimasta molto fiorente e lucrosa. Adesso i commissari del Viminale dovranno stabilire se i clan, ricostituitisi, abbiano o meno condizionato l’attività amministrativa del Comune.

L’arrivo dei commissari dal ministero dell’Interno non significa però che sia semplice sciogliere il comune di Partinico anzi  la procedura da seguire è molto complessa e delicata. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità mafiosa da parte degli amministratori locali o su “forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità dell’amministrazione comunale”. Per giungere allo scioglimento non è necessario quindi che siano stati commessi reati perseguibili penalmente ma potrebbe essere sufficiente che emerga una soggezione degli amministratori comunali partinicesi alla criminalità organizzata, anche a prescindere dall’effettiva loro volontà di assecondare le richieste di Cosa Nostra.