Relazione DIA su Cosa Nostra, storiche famiglie al comando. Ad Alcamo vertici “noti” ma potrebbero resettarsi

a destra Ignazio Melodia "lu dutturi"

Nella provincia di Trapani la figura di Matteo Messina Denaro, a capo del mandamento di Castelvetrano e rappresentante provinciale di Trapani, costituisce ancora il principale punto di riferimento per le questioni di maggiore interesse dell’organizzazione, nonostante la lunga latitanza. Lo rileva la relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, la quale osserva che il superboss continua a beneficiare di un diffuso sentimento di fedeltà da parte di molti membri dell’organizzazione mafiosa trapanese ma che non mancano segnali di insofferenza da parte di alcuni affiliati per una gestione di comando difficoltosa per via della latitanza, situazione che tende a riflettersi negativamente sulle questioni importanti per gli affari dell’organizzazione”.

La relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla DIA segnala anche un rafforzamento dei rapporti tra esponenti di alcune famiglie storiche di Cosa nostra palermitana, i cosiddetti “scappati”, con la mafia americana. Le indagini hanno, infatti, dato conferma dell’evoluzione dei rapporti con gli «americani», ovvero i perdenti della guerra di mafia contro i corleonesi. Molti di loro, tornati a Palermo, hanno recuperato l’antico potere mafioso, forti anche degli storici rapporti con i boss d’oltreoceano, stringendo addirittura accordi con l’ala corleonese.

L’articolazione territoriale delle consorterie criminali nella provincia palermitana risulta ancora strutturata su 15 mandamenti (8 nel capoluogo isolano), mentre 4 sono in provincia di Trapani con 17 famiglie caratterizzate, queste ultime, da una notevole forza intimidatrice.  Dal documento della DIA si evince anche che i mandamenti di Trapani e di Alcamo risultano stabilmente detenuti da esponenti delle storiche famiglie che si succedono con un sistema quasi dinastico. Il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia è relativo però al primo semestre del 2019 quando non era ancora morto in carcere, a Sassari, il capo-mandamento di Alcamo, Ignazio melodia, lu dutturi, che pare spartisse il potere con il fratello Nino, quest’ultimo ancora in carcere con alcuni ergastoli da scontare.

Nel territorio alcamese si sta registrando negli ultimi tempi uno strano silenzio che potrebbe avere significati diversi: il mandamento è rimasto in mano ai Melodia o si stanno registrando movimenti che potrebbero resettarne i vertici? Di certo fra arresti, entrate e uscite dal carcere e morti l’organizzazione potrebbe intraprendere sul territorio anche strade diverse. Di certo, nonostante le criticità, come scrive la Dia nella sua relazione semestrale, Cosa Nostra, come nel mandamento di Alcamo così nel resto della provincia di Trapani, “continua ad esercitare un capillare controllo del territorio con pressioni estorsive, danneggiamenti e altri atti intimidatori ai danni di attività commerciali”.