Palermo: sequestrati beni al presidente Ordine veterinari Paolo Giambruno

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Per anni avrebbe intrattenuto stretti rapporti con il boss mafioso di Carini Salvatore Cataldo (attualmente in carcere ndr.), facendo da garante per i suoi affari. E avrebbe violato ogni norma deontologica tentando di commercializzare capi di bestiame infetti. Il tutto per accumulare soldi da reinvestire nel mercato immobiliare. Ecco alcuni dei retroscena che emergono dall’operazione scattata stamattina nei confronti di Paolo Giambruno, direttore del Dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asp di Palermo e presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia. L’inchiesta, che vede coinvolte 29 persone, nasce dalla denuncia di un collega.

Il provvedimento di sequestri dei beni è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale su proposta della Procura della Repubblica a conclusione delle indagini preliminari nell’ambito del procedimento penale che vede coinvolte 29 persone tra cui funzionari, dirigenti dell’Asp e imprenditori del settore alimentare.  Gli indagati, sono accusati di reati contro la pubblica amministrazione e la violazione della normativa a tutela della salute pubblica nella commercializzazione di alimenti.

I primi accertamenti sono stati avviati alla fine del 2010, quando un medico veterinario del servizio sanitario pubblico si è rivolto alla Digos per denunciare presunte illegalità commesse nella gestione del Dipartimento di Prevenzione veterinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale. “Le investigazioni, supportate da servizi di intercettazione telefonica e ambientale, hanno consentito – spiega la polizia – di deferire all’Autorità Giudiziaria 29 persone, destinatarie di avvisi di conclusione di indagini preliminari, tra le quali spiccano i nomi di numerosi funzionari e dirigenti del citato dipartimento veterinario, allevatori e amministratori di aziende, per reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione, al falso ideologico, alla truffa aggravata fino al commercio di  sostanze alimentari nocive”.

Giambruno è indagato per i reati di concussione, tentata e consumata, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata, commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Sarebbero emerse anche “responsabilità penali del predetto funzionario e dell’esponente mafioso, in ordine al delitto di interposizione fittizia di beni, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare esponenti del sodalizio criminale appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini, negli anni che vanno dal 2005 a tutto il 2013”.

Tra gli episodi contestati anche i controlli sulla qualità delle carni da destinare al consumo. “Sono state segnalate all’autorità giudiziaria – spiegano dalla questura – condotte illecite del direttore del Dipartimento che sarebbero state realizzate, violando dettati normativi e deontologici, pur di tutelare gli interessi di un allevatore senza scrupoli che avrebbe voluto commercializzare capi di bestiame infetti”. Carni comunque bloccate solo grazie all’intervento della Polizia Giudiziaria.

Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche, è emerso che Giambruno avrebbe accolto le lamentele dell’allevatore garantendo controlli a lui favorevoli. L’intero allevamento dell’imprenditore è stato sequestrato “constatandone, attraverso consulenza tecnica disposta dalla Procura, la diffusa presenza di lesioni infette significative e microscopicamente evidenti su alcuni bovini che sarebbero stati destinati, senza l’intervento della Polizia, alla commercializzazione, al dettaglio”.

– Altri casi riscontrati riguardano false certificazioni rilasciate al fine di consentire a una azienda di prodotti dolciari di Carini e a una di prodotti ittici di Lampedusa di poter esportare i rispettivi prodotti all’estero.

La polizia ha sequestrato: conti correnti e conti deposito titoli, intestati a Giambruno e a suoi familiari; l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “Penta engineering immobiliare srl”, con sede legale a Palermo, con capitale sociale 100.000,00 euro, il cui amministratore unico è un familiare di Giambruno; l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “Unomar srl” con sede legale a Carini (Pa), con capitale sociale 10.200,00 euro, il cui amministratore unico è un familiare di Giambruno; l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “Marina Di Carini srl” con sede legale a Palermo, con capitale sociale 72.531,00  euro il cui amministratore unico è un familiare di Giambruno.

– Gli investigatori hanno passato al setaccio anche i documenti sequestrati a casa e nell’ufficio di Giambruno (atti di compravendita di beni mobili e immobili, atti di cessione di quote societarie, verbali di assemblee societarie, atti costitutivi e statuti di società aventi come ragione sociale la compravendita immobiliare e la vendita di barche da diporto, nonché la copiosa documentazione bancaria riconducibile ad operazioni finanziarie). L’esame della documentazione ha consentito di individuare le “partecipazioni e le cointeressenze societarie” del nucleo familiare con quello del boss Salvatore Cataldo.

“Tra le numerose società di capitale  – spiega la polizia – quella che si sarebbe dimostrata più redditizia sarebbe stata la Penta Engineering Immobiliare s.r.l., nel cui pacchetto societario figurava sin dalla sua costituzione Cataldo, attraverso la sua società edile operante sul territorio di Carini. Non è un caso che tutti gli affari nel settore della compravendita immobiliare, sarebbero stati condotti e conclusi nel territorio carinese dove proprio Cataldo esercitava il suo potere quale componente di spicco di quella famiglia mafiosa. Tale rapporto di cointeressenza societaria sarebbe continuato anche dopo che Cataldo, nel 2006, aveva ceduto le quote societarie della Penta Immobiliare al proprio figlio. Circostanza confermata dai numerosi assegni circolari rinvenuti e sequestrati nel corso delle perquisizioni, attraverso le quali è stato possibile accertare che Giambruno si sarebbe fatto garante nei confronti di Cataldo.

La ricostruzione della movimentazione di tali assegni, corroborata anche da testimonianze rese negli uffici della Digos, avrebbe permesso di definire il ruolo di Giambruno, che ad ogni affare individuato da Cataldo, sarebbe intervenuto, con l’emissione di assegni dai propri conti correnti personali, a garanzia del buon esito dell’affare. Tra i numerosi titoli di credito sequestrati nell’abitazione del funzionario spiccano, per importanza investigativa,  quelli emessi da una società di Carini, riconducibile alla famiglia mafiosa dei Pipitone, con la quale il dipendente pubblico avrebbe concluso un affare immobiliare e quelli riguardanti l’acquisto e la successiva vendita di uno stabilimento industriale sito nell’agglomerato industriale di Carini che veniva acquistato per un importo di 2.685.575,00 euro e successivamente rivenduto a terzi per un importo di euro 3.250.000,00. Anche in quest’ultimo caso la trattativa intrapresa da Cataldo sarebbe stata assistita dalla garanzia resa dal funzionario, attraverso l’emissione di assegni tratti dal suo conto corrente personale”.

 

(fonte Palermo today – foto Geapress[flowplayer id=”null”]

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