Omicidio Mattarella, domani il quarantennale. Sulla tomba, a Castellammare, attesa visita del Capo dello Stato

Domani, giornata dell’Epifania, saranno 40 gli anni trascorsi da quella mattina in cui, in via della Libertà a Palermo, venne ucciso Piersanti Mattarella, nel 1980 presidente della Regione. Il democristiano, fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica, stava andando a Messa in compagnia della moglie, dei due figli e della suocera. Il politico e giurista entrò nella sua Fiat 132 non blindata e senza scorta, perché lui stesso aveva deciso di rinunciare alla protezione armata almeno nel giorno di domenica. Pochi istanti ed un uomo si avvicinò rapidamente alla macchina a viso scoperto, esplodendo il caricatore della sua Colt 38 Special addosso al presidente, sotto gli occhi terrorizzati dei familiari. Piersanti Mattarella moriva sul colpo straziato dai colpi al torace, alla tempia e alla spalla esplosi da meno di un metro di distanza. Pochi minuti più tardi proprio le braccia del fratello Sergio lo estrassero dall’abitacolo della 132 per portarlo a folle corsa all’ospedale di Villa Sofia.

Piersanti Mattarella era nel mirino della mafia da quando venne eletto alla guida della Regione con un voto particolarmente ampio all’ARS (77 voti su 100) nel 1978. La sua onestà intellettuale ed i decisi attacchi alla criminalità mafiosa furono alla base della volontà di cosa nostra di mettere a tacere per sempre la voce del nuovo presidente. Piersanti Mattarella si era contrapposto in maniera netta anche ai compagni di partito Salvo Lima e Vito Ciancimino, esponenti della corrente andreottiana e considerati gli uomini di contatto tra interessi mafiosi e politica in Sicilia.  Le indagini furono da subito caratterizzate dalla lentezza e dall’incertezza dovuta alla presenza di due piste, quella mafiosa e quella del terrorismo nero. Più di dieci anni dopo le dichiarazioni dei pentiti Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo portarono i magistrati a propendere decisamente per la pista mafiosa che portava ai Corleonesi. Nel 1995 vennero condannati all’ergastolo quali mandanti dell’omicidio Mattarella i boss Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, il partinicese Nené Geraci e Francesco Madonia.

Lunedì mattina, adesso, a Castellammare del Golfo, dove è seppellito Piersanti Mattarella, si terrà la consueta commemorazione. Alle 11 la celebrazione della Messa in suffragio e poi un corteo con tutte le autorità che dall’ingresso del cimitero raggiungerà la chiesetta dove sarà deposta una corona di fiori sulla tomba del fratello del Presidente della Repubblica. Attesa anche la visita del Capo dello Stato.